Sarebbe di 8 milioni il pagamento del riscatto per la liberazione del ragioniere Giuseppe Spinelli e di sua moglie, sequestrati da una banda italo-albanese nella loro casa di Bresso, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre. A dare credito a questa versione, sarebbero le intercettazioni telefoniche in cui due dei sei arrestati per il rapimento, il capobanda Francesco Leone e Alessio Maier, si riferiscono a questa cifra e ipotizzano di portarla in Svizzera. Non è chiaro se gli 8 milioni possano essere il frutto del sequestro lampo del contabile di Silvio Berlusconi oppure un guadagno illecito derivante da attività criminali. Ma di certo, l’ipotesi del riscatto è presente tra i faldoni dell’inchiesta affidata ai pm milanesi Ilda Boccassini e Paolo Storari, come si legge nelle ordinanze di arresto firmate dal gip Paola Di Lorenzo.  Una ipotesi che questa mattina era stata invece esclusa dagli inquirenti in conferenza stampa.

Si aggiungono nuovi dettagli sulle undici ore trascorse da Spinelli e da sua moglie in mano ai rapitori. La donna ha raccontato di aver pensato che “ci avrebbero ammazzato” e di aver passato le ore della notte sul divano, con un rosario in mano, pregando insieme al marito, che perdeva sangue dopo l’aggressione. Che sia stata una notte molto dura per entrambi lo ha confermato anche l’avvocato Niccolò Ghedini, questa mattina in aula per una nuova udienza del processo Ruby, attribuendo allo spavento e alla preoccupazione dei due coniugi, anche per i propri familiari, il ritardo della segnalazione di quanto accaduto. L’avvocato ha anche raccontato le telefonate avute con Spinelli stesso la mattina del rapimento, quando era ancora sotto la minaccia di una pistola, e di aver capito che qualcosa non andava perché il contabile gli era sembrato “sotto shock”.

Non solo Lodo Mondadori. Tra il materiale scottante offerto dai rapitori al contabile dell’ex premier, ci sarebbero anche dei video sui rapporti tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e alcuni magistrati che hanno seguito lo scontro giudiziario conclusosi con una sentenza a favore della Cir di Carlo De Benedetti e costato al Cavaliere  più di mezzo miliardo di euro. Una ipotesi, quella dell’esistenza di materiale scottante “in grado di ribaltare la sentenza sul Lodo Mondadori” bocciata come “ridicola” dallo stesso De Benedetti. Documenti per i quali i sequestratori avrebbero chiesto un pagamento di 35 milioni di euro. Se e quanti soldi sono stati dati, e chi li ha dati, saranno gli inquirenti a doverlo appurare.

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