La proposta di legge sulle “relazioni affettive dei carcerati” approda in questi giorni in commissione Giustizia – che per esaminare la questione si è attrezzata con un collegamento via Skype per sentire la testimonianza di due detenuti del carcere di Padova. Sul tema il primo firmatario del testo che regolamenta il sesso in carcere, il deputato ex-Sel e ora Pd Alessandro Zan, si mostra ottimista: “C’è l’accordo politico e abbiamo l’ok del ministro Orlando“. Secondo i firmatari della proposta, lo spirito è quello di “garantire il diritto all’affettività in carcere inteso in senso ampio: dalla sessualità, all’amicizia e al rapporto familiare. Un diritto all’affettività che sia, in primo luogo, diritto ad avere incontri, in condizioni di intimità, con le persone con le quali si intrattiene un rapporto di affetto“.

Secondo il testo: “I detenuti e gli internati hanno diritto a una visita al mese della durata minima di 6 ore e massima di 24 ore con le persone autorizzate ai colloqui” in “locali adibiti e realizzati a tale scopo senza controlli visivi e auditivi“. I 20 firmatari della propostaauspicano che il Parlamento esamini tempestivamente la presente proposta di legge, finalizzata a garantire la dignità nella prioritaria sfera affettiva delle persone che si trovano detenute in carcere“.

Sul tema c’è da registrare l’attacco della Lega. Secondo il deputato Nicola Molteni si tratta dell’”ennesimo delirio targato Pd: stanze per il sesso in carcere per allietare i detenuti”. E continua dicendo “In pratica il partito di Renzi vuole trasformare le galere in veri e propri bordelli. Anziché calendarizzare la nostra proposta di legge sulla legittima difesa, portano avanti una legge per offrire sesso ai detenuti. Ormai siamo alla follia totale“.

Difficile dire se questa proposta avrà più successo dei precedenti tentativi di normare la situazione. Tra i tanti fallimenti sul tema si può ricordare il ddl presentato nel 1997 dal deputato Pds Pietro Folena e la proposta di legge del 2010 firmata dall’allora sottosegretaria alla giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati.