Una festa come tante tra adolescenti: si beve qualcosina in più, si è su di giri, e si ha la voglia di essere e sentirsi grandi. Così capita che a sedici anni si abbia il desiderio di scoprire il sesso. Si è bombardati da immagini mediatiche che richiamano la sensualità e l’erotismo, e nell’età adolescenziale la curiosità cresce giorno dopo giorno, anche perché se “l’hai fatto” diventi automaticamente più figo, più vissuto.

E allora torniamo alla nostra festa: dopo un bagno in piscina cinque ragazzi e una ragazza si chiudono in un bagno. Succede a Modena, e la ragazza ha rapporti sessuali con tre dei cinque presenti. Il giorno dopo la festa, la ragazza si reca dai Carabinieri per denunciare l’accaduto, e si parla di stupro. Chi era alla festa dichiara che si trattava di atti consenzienti, e quindi ora si indagherà. Una storia come altre, dove le indagini ci daranno il loro responso. Ma cosa succede quando una storia simile arriva sui media?

Riporto un titolo di una trasmissione che parla di cronaca nera su LA7 : “Gli amici l’hanno violentata, ma se lei se l’è cercata?” Inorridisco.

Ora vorrei sapere quale donna CERCA una violenza sessuale. Se proprio una vuole sperimentare sesso di gruppo fa una gang bang, ma non cerca una VIOLENZA.

Quando si parla di cronaca nera in tv sento alle volte i toni dei conduttori concitati: non si vede l’ora di dare lo scoop, arrivare prima sulla notizia, dare quei dettagli che gli altri colleghi ancora non sanno. Una concitazione che catalizza il telespettatore a casa, che diventa avaro e vuole saperne sempre di più, non si accontenta. Allora ecco che casi come quelli di Cogne, di Avetrana si arricchiscono di dettagli, luoghi, situazioni, protagonisti. Protagonisti che chiedono un cachet per parlare, che a loro volta diventano carnefici e vittime al tempo stesso di una comunicazione che li spoglia della loro vera identità e fa di loro dei personaggi mediatici. Chi non ricorda lo zio Michele Misseri mentre piange, poi parla della nipote nuda e svestita, poi ci fa vedere con le corde come l’ha legata?
O ancora Meredith e i giochi erotici di Amanda e il suo compagno? E a casa alla fine cosa arriva?

Ecco le dichiarazioni di un padre che prega i giornalisti di spegnere i riflettori su una vicenda ancora da chiarire, sto parlando dello stupro di Modena :”Sono fiero del coraggio di mia figlia che lotta nonostante i pregiudizi di chi non le crede”. Perché sulla violenza sulle donne, a prescindere da questo caso, se ne sta parlando troppo e a volte con troppo superficialità. E allora se ti metti  una minigonna, una scollatura più ampia, un tacco alto, una calza a rete, o fai battute leggere sul mondo sessuale a prescindere sei CONSEZIENTE.

Perché ancora non passa che una donna possa provare desiderio: e se la donna non ha voglia che il suo corpo sia penetrato, ecco quella è violenza o stupro. Il sesso, il fare l’amore, chiamatelo come volete, è una cosa che si fa quando tutti i partner (che siano due, tre, cinque, dello stesso sesso, di sessi opposti ce ne deve fregare poco) sono in accordo. Se solo uno non lo è allora parliamo di abuso/violenza/stupro. Ne parliamo anche quando non ci sono le facoltà psico-mentali di uno dei soggetti in causa.

Finché mediaticamente leggiamo titoli del genere, la differenza tra una donna/ragazza e una bambola gonfiabile è nulla: nell’immaginario maschile si pensa solo a “buchi”. Perché ricordatevelo bene una volta per tutte: una minigonna non fa di una donna una zoccola, un tacco non fa di una donna una escort, una vagina non fa di una donna un essere da abusare. Se non partiamo da un’educazione culturale prima che da un’educazione sessuale, le donne saranno sempre vittime solo per il fatto stesso di essere donne.

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