Sembra una storia surreale e, invece, è accaduta davvero. “Ricordo di essermi sdraiata sul tavolo operatorio”, racconta Rachel al “Guardian” che ricostruisce la vicenda. La ragazza, infatti, doveva partorire – col cesareo – quando si è accorta che stava sentendo tutto, anche il dolore. “Credevo di aver avuto un incidente d’auto, non sapevo dove fossi. Non sapevo che stavo facendo un’operazione, ero solo consapevole del dolore” ha raccontato. In altre parole, si era risvegliata sul tavolo operatorio, nel pieno del cesareo.

Poi c’è il caso di Anne, caso rarissimo di “resistenza” agli anestetici. “È una cosa di famiglia, per la mia defunta madre fu lo stesso e anche per uno dei miei figli” ha raccontato. Lei, invece, ha sentito tutto quando si è recata in ospedale per un’operazione di rimozione di un cancro al colon. “Mi sono svegliata e ho sentito gridare. Allora ho detto a chiunque stesse urlando di stare zitto e mi  hanno detto che ero io che urlavo. Ho dato un calcio al chirurgo nel petto, lui è volato sul suo sgabello” ha confidato.

Sono 1-2 i pazienti che su 1.000 riferiscono di essersi svegliati in anestesia. Casi rarissimi che, però, possono cagionare “significative problematiche psicologiche e forme di disabilità che durano anche a lungo”. Le persone più a rischio? “Obesi, pazienti che fanno largo uso di analgesici, anziani, persone fragili e casi trattati in emergenza” ha spiegato Flavia Petrini, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Chieti – Pescara.