Carlo Gregoli, questo il suo nome, era accusato di aver premeditato, insieme alla moglie, l’omicidio del vicino di casa Vincenzo Bontà e del giardiniere Giuseppe Vela, uccisi in via Falsomiele a Villagrazia. Per questo motivo Gregoli, dipendente comunale, geometra e con la passione per le armi, era stato ammanettato lo scorso 5 marzo. Ieri il tragico gesto: si è impiccato nella cella del carcere in cui era rinchiuso.

Si è impiccato nel pomeriggio

Gli agenti penitenziari lo hanno trovato impiccato intorno alle 17 del pomeriggio all’interno del carcere Pagliarelli di Palermo. Non c’è stato niente da fare. Gregoli, accusato di omicidio premeditato, aveva sempre ribadito la sua totale estraneità ai fatti, si diceva innocente. “Una vicenda che ci lascia con l’amaro in bocca, è una situazione del tutto prevedibile. Già la settimana scorsa avevamo chiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere per la forte depressione che affliggeva nelle ultime settimane Carlo Gregoli. Il mio assistito era ricaduto in quella grave forma di depressione che lo aveva colpito già in passato” è il commento dell’avvocato Aldo Caruso, difensore di Gregoli, a Repubblica.it.

Era accusato del duplice omicidio di Villagrazia

“Il Gip aveva segnalato al carcere di vigilare ma evidentemente questo non è stato fatto” ha aggiunto il difensore di Gregoli, accusato di omicidio volontario. La Procura, tra l’altro, ha sempre sostenuto la sua colpevolezza mentre Gregoli ha respinto ogni accusa, non cedendo mai davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato in questi mesi per far luce sull’accaduto. Continua a mancare persino il movente del duplice omicidio di Villagrazia. Perché Gregoli e sua moglie avrebbero dovuto uccidere il vicino di casa e il giardiniere? Quale motivo li avrebbe potuti spingere a un gesto così eclatante? Perché, se erano descritti da tutti come una famiglia tranquilla ed affiatata, i due avrebbero compiuto un delitto così efferato?