Il comparto delle sigarette elettroniche si da appuntamento il 7 luglio davanti al ministero dell’Economia a Roma. L’appuntamento è per tutti quelli che ruotano intorno alle e-cig e per protestare contro un’imposizione fiscale “al limite dello strozzinaggio“. Il punto di vista del settore è esemplificato da Massimiliano Federici, presidente Fiesel-Confesercenti: “La manifestazione vuole dare un segnale di indirizzo al governo: deve sganciarsi dalla gogna di Aams. Solo così potrà affrontare il tema in maniera seria e concreta, senza pressioni esterne, e risolvere una volta per tutte una diatriba che ormai sta andando avanti da due anni“. E continua “non possiamo essere soggetti ogni tre mesi a una diversa sentenza o interpretazione della normativa che poi, detto per inciso, dà sempre ragione a noi. Vorremmo semplicemente lavorare con regole chiare ed eque, non essere l’agnello sacrificale di qualche multinazionale del tabacco che vede nella sigaretta elettronica un nemico da abbattere“.

La data non è stata scelta a caso. Il giorno dopo la manifestazione è attesa la sentenza del Tar che deve stabilire se l’attuale tassazione è in accordo con le normative vigenti o va cambiata. Se il Tar dovesse dare ragione ai ricorrenti per lo Stato si aprirebbe un buco di circa 130 milioni di euro per il 2015, a cui dovrebbe aggiungersi il mancato introito dell’anno passato per un buco complessivo di 250 milioni di euro.

L’imposizione di una tassa di cinque euro per ogni ricarica – 10 ml – ha provocato grossi ripercussioni negative per gli operatori del settore: c’è stato un calo delle vendite nazionali del 70% nei primi cinque mesi dell’anno, e i consumatori hanno scelto di approvvigionarsi su siti esteri che possono vendere anche in Italia ma non hanno il balzello.

Questa imposizione ha provocato la perdita di più di ottomila posti di lavoro diretti e indiretti, per un settore che fino a poco tempo fa rappresentava un traino per l’economia nazionale.