Avete presente i silenzi imbarazzanti? Quelle coltri di nebbia malate di “mancanza d’argomenti”, di “imbarazzo giustificato” e di un’insana misantropia di base?

Quei terrificanti momenti di “mutismo generale” che ci portano a guardare le punte dei piedi con lo stomaco attorcigliato dal nervoso, che si manifestano come spettri sadici e tormentosi durante appuntamenti a cena galanti, colazioni di coppia sulla via del tramonto e alle cene di lavoro dopo che , esaurito il tema “business” ci si rende conto con palpabile ansia che si è arrivati solo al primo e che non si ha assolutamente nulla in comune con l’altra, o le altre persone. Ecco.

Non so voi, ma per quanto mi riguarda, sono da considerare dei nemici assoluti della tranquillità dello spirito.
Sono l’emblema di quegli attimi della nostra vita che non vorremmo mai provare, che fanno parte della nostra quotidianità più di quanto non facciano i momenti di felicità e serenità, e per cui, all’alba del 2013, anno che a detta di antiche profezie d’oltreoceano non dovrebbe esistere, si è trovata una definitiva soluzione: lo smartphone.

Sempre sia lodato il creatore dello smartphone. Sempre sia lodato nell’alto dei cieli e oltre, il papà delle app. Sempre sia lodata la grande polemica in continua evoluzione intorno al mondo della “tecnologia da tasca della giacca”. Notoriamente la polemica riempie con assennato pieno laddove, normalmente, non vi è altro che assennato vuoto. Ma qui, entra in scivolata, la nuova salvezza per gli animi sensibili all’imbarazzo e al silenzio gratuito: non solo lo smartphone ti permette con grande classe di estraniarti dal resto del mondo durante un’allegra ma non troppo, uscita di gruppo con amici di amici, in cui ti rendi conto di essere in mezzo ad altri insopportabili esseri umani che, all’unanimità, hanno deciso di rendere la tua serata noiosa e triste, ma ti dà anche la possibilità di comunicare con questi estranei estranianti tirando fuori almeno tre argomenti che potrebbero impegnare buona parte della conversazione della desolante serata: il design del tuo smartphone, la tua passione per le app di fotografia e la dipendenza che ormai noi tutti abbiamo nei confronti di un oggetto che oggi come oggi, è più sottile di un “assorbente da prima fase del ciclo mestruale”.

Design e fotografia ti daranno la possibilità di dialogare sopratutto con le donne della compagnia (quindi prendano appunti gli uomini che puntano ad arricchire il proprio desolato pollaio) e di fotografarle nascondendoti dietro l’inattaccabile dito della “sperimentazione”: tu, uomo, le stai fotografando con lo scopo di dimostrar alle tue compagne di bevute l’efficacia delle  tue costose applicazioni, e sempre per amor della “scienza” impegnerai la maggior parte del tuo tempo a renderle il più possibile simili a una copertina di “VogueAmerica”, rischiando così di risultare non misantropo e scostante , ma piacevole e interessante.  Anzi, amico uomo, facendo leva sulla vanità della pollastra in questione, rischi pure che il tuo essere semplicemente uno stronzo intollerante e abitudinario, passi per essere un atteggiamento sexy, invitante e da artista. Pensa un po’ te cosa non fa un telefono.

Per quanto riguarda la donna, colei la quale s’ improvviserà fotografa del gruppo di imbecilli a cui il crudele destino l’ha assegnata, si ritroverà ad essere un faro tecnologico e all’avanguardia per la altre ancelle presenti al tavolo.
Consiglio con tutto il cuore , in caso di vero terrificante gelido silenzio da mancanza di argomenti in comune, di calarsi nella parte del venditore di lucidi da scarpe, e di illustrare con dovizia di particolari, le decine e decine di “barbatrucchi da vera donna” che la tecnologia moderna ci ha amorevolmente messo a disposizione per risultare irresistibili e incredibilmente più giovani in foto.

Fate scaricare alle vostre “compagne occasionali di serata” le app più importanti per spianare occhiaie e rughe e cercate di tenere una mini-conferenza, di un paio d’ore, sulle incredibili possibilità che una singola foto del profilo di facebook, può dar loro: uomini e corteggiatori a profusione che le tratteranno come divinità lontane da quella squallida cosa mortale che altro non è che il “sesso”, copertine di free press online, e sopratutto invidia da parte di colleghe e zie. Una miriade quindi, di possibilità per sentirsi delle vere Dive moderne: delle troniste.

Le vipere, affascinate da tanto splendore, contempleranno i loro telefoni con sguardo rapito e la bocca secca, e lanceranno a voi occhiate cariche di gratitudine e riconoscenza. Se questo non dovesse bastare a occupare tutto il “silenzio del mondo”, prima di immergervi in Whatsapp come manco Achille nel fiume Stige, tentate il tutto per tutto e cercate di dirottare la conversazione dal pettegolezzo su persone di cui voi ignorate faccia, esistenza e odore a un’insana e ipocrita polemica sul deterioramento dei rapporti personali causati da: social, social nell’iphone, competizione causa iphone, mancanza di confronto diretto, causa smartphone, flirting e tradimenti di varia natura a causa dell’infame e fedifrago oggetto del peccato (sempre e comunque il telefonino).

Fidatevi di me. Se siete in un pub ordinatevi delle patatine, se siete in un loungebar implorate il cameriere di portarvi più alcol possibile, e se siete in un locale danzereccio appollaiatevi come corvi in cima a qualche “alta torre” attaccatevi, come se non ci fosse un domani, a Whatsapp e rendete tutte le vostre cerchie di amici partecipi della vostra eroica impresa: aver scatenato violente passioni sulla tecnologia d’avanguardia in quattro cretine idrofobe e in cinque imbecilli radical-chic da sagra della patata.

Siate fiere di voi stesse, come io , a prescindere, lo sono di voi, mie fedeli, amate, meschinamente furbe, iene APPlicate.

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Dimmi come guidi, io ti dirò chi sei.

Cercavo Beethoven, ho trovato Chopin.

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