L’entrata in vigore della legge sulle unioni civili ha finalmente permesso a molte coppie gay di far valere i loro diritti come famiglia formalizzando la loro unione davanti alla legge. Purtroppo alcuni sindaci adducendo motivazioni etiche si stanno rifiutando di celebrare le nozze gay. L’ultimo rifiuto si è verificato nei giorni scorsi a Favria, un Comune di 5.200 anime in provincia di Torino.

Il sindaco Serafino Ferrino non solo ha deciso di non celebrare l’unione di una coppia di cittadini omosessuali in programma a marzo, ma ha anche rifiutato di delegare il compito a un altro ufficiale civile, alternativa scelta da diversi altri primi cittadini “obiettori” per garantire il rispetto della legge sulle unioni civili.

Il sindaco fa parte anche delle Sentinelle in piedi, movimento a difesa della famiglia tradizionale, e si è giustificato sostenendo con forza la sua contrarierà alle nozze gay:

Non è una sfida alla legge, solo che non me la sento di andare contro precisi dettami etici che mi appartengono. E in questa posizione sono certo si trovino tantissimi sindaci in Italia. Il matrimonio non è stato impedito ma non ho intenzione di delegare nessuno. Questa legge è un errore e non vedo perché un sindaco debba essere obbligato a rispettarla andando contro i propri principi etici.

La coppia gay potrà ricorrere al responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune, che può celebrare le nozze anche senza aver ottenuto la delega del sindaco. In caso i due rifiutino questa opzione per coronare il loro sogno d’amore dovranno rivolgersi a un altro Comune, malgrado il ricevimento è già stato prenotato proprio a Favria.

Opposizioni contro Ferrino: ha scelto di fare il sindaco, non il prete

Dura la reazione dell’ex primo cittadino Giorgo Cortese che si scaglia contro la decisione di Serafino Ferrino:

Uno sceglie di candidarsi a sindaco non perché gli è stato consigliato dal medico, ma perché ritiene di fare del bene alla sua comunità, di portare un valore aggiunto. Si è eletti per servire, non per servirsi del ruolo per dire che non si applica una legge dello Stato, lo Stato non si serve a intermittenza.

Anche l’opposizione chiede a gran voce che il primo cittadino rispetti la legge sulle unioni civili, ricordandogli che ha scelto di fare il sindaco e non il prete:

In quanto amministratori comunali, non possiamo esimerci dall’applicare le leggi, piacciano o non piacciano. Andare a chiedere ai cittadini di rispettarne alcune e disattenderne altre non è contemplato. Non siamo dei preti.

Le opposizioni hanno chiesto di sfiduciare il sindaco invitandolo a presentare le dimissioni.