Enorme carneficina targata Isis in Siria. Nella città di Qamishli, in prossimità del confine con la Turchia, sono state fatte esplodere due autobombe, una posizionata su un camion e l’altra su una moto o un’automobile, che hanno provocato la morte di almeno 50 persone (il bilancio per ora è provvisorio) e il ferimento di più di 170.

A testimonianza della potenza degli esplosivi non solo le fotografie degli edifici completamente sventrati (e alcune persone potrebbero ancora trovarsi sotto le macerie), ma anche il ferimento di due persone nella città turca di Nusabyin che si trova oltre il confine.

Gli ospedali della città hanno urgente bisogno di donazioni di sangue per curare i feriti, come ha riportato l’Osservatorio Siriano per i diritti umani.

Amaq, l’agenzia ufficiale dello Stato Islamico, ha rivendicato l’attentato e ha descritto la devastazione provocata come “il risultato di una operazione di martirio compiuta nel mezzo di un raduno di unità curde”.

La città di Qamishli, capoluogo della provincia di al-Hasaka, sita nella parte nord-est della Siria, è infatti abitata prevalentemente da curdi ed è controllata dalle milizie facenti parte delle unità di difesa del popolo curdo.

A bordo del primo mezzo esploso era guidato da un kamikaze ed è scoppiata nella parte occidentale della città a prevalenza araba, mentre la seconda ha colpito la sede dell’amministrazione autonoma curda.

La lotta dell’Isis contro le forze curde non è affatto recente, dato che già ad aprile era avvenuto un analogo attentato ad Asayish e a luglio altre 16 persone erano state uccise ad Hasako da un attacco suicida.