Sul fronte della guerra in Siria l’opinione pubblica e politica mondiale si sta spaccando in due. Qualcuno come il presidente russo Putin vorrebbe intervenire militarmente, mentre sul fronte di chi si oppone a un’azione diretta c’è adesso il segretario generale dell’Onu. Ban Ki-moon ha infatti dichiarato che secondo lui: “Non esiste una soluzione militare”.

Il segretario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ha parlato della complessa situazione in Siria nel corso di un’intervista concessa ai microfoni della Radio Vaticana in vista della prima visita di Papa Francesco alla sede dell’Onu, prevista per il prossimo 25 settembre.

Ban Ki-moon si auspica che un intervento militare internazionale venga evivato e che piuttosto si intensifichi il lavoro di dialogo politico, poiché in Siria: “stanno combattendo da oltre quattro anni e mezzo; sono morte oltre 250 mila persone, ci sono 4 milioni di profughi e 12 milioni di persone sono coinvolte direttamente in questa crisi”.

Il segretario generale dell’Onu spera inoltre che l’Unione Europea possa semmai intensificare l’opera di accoglienza dei rifugiati provenienti dalla Siria: “Elogio la leadership e la solidarietà mostrata dagli europei, ma mi aspetto che facciano di più per proteggere chi fugge dalla guerra”. Ban Ki-moon ha poi dichiarato di guardare “con grande eccitazione” alla visita del Papa all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, riguardo ai migranti provenienti dalla Siria, oltre a Matteo Salvini, anche gli Stati Uniti si sono dichiarati favorevoli a ospitarli. Sembra sia intenzione da parte del Presidente Barack Obama di ospitare 10 mila rifugiati siriani nel corso del 2016.

Josh Earnest, il portavoce della Casa Bianca, ha infatti fatto sapere che Barack Obama si è già attivato in tal senso e: “Ha informato il suo team affinché siano fatti i preparativi per accogliere almeno diecimila rifugiati siriani nel prossimo anno fiscale. Conosciamo le dimensioni del problema, è significativo. E ci sono milioni di persone che sono state allontanate dalle loro case a causa di questa violenza”.