“Non ci sono posti sicuri per proteggersi dai raid aerei. Ogni civile è considerato un terrorista dagli americani” ha fatto sapere Muhammad Khatib, ex consigliere comunale di Manbij, fuggito da Aleppo ma ancora in stretto contatto con i suoi familiari che sono rimasti in Siria e che ogni giorno vivono nell’orrore, nella paura di una guerra continua. “I gruppi arabo-curdi sono ancora lontani dal quartiere generale dell’Isis” ha aggiunto Muhammad.

Intanto sarebbero 150mila i civili rimasti intrappolati a Manbij, città nella Siria settentrionale, che si trova tra Aleppo e Raqqa, in cui ieri hanno fatto irruzione le truppe arabo-curde appoggiate dagli Stati Uniti d’America. Gli abitanti di quella zona sarebbero continuamente esposti ai bombardamenti della coalizione filo-americana ma anche agli spari dei curdi e ovviamente alla follia dei pochi jihdaisti del Califfato operanti in città.

Siria, quattro ospedali colpiti

In questo caso sarebbero stati quattro gli ospedali colpiti – dai caccia russi e da quelli dell’aviazione del regime di Bashar al Assad – tutti ad Aleppo, in Siria. I bombardamenti aerei delle ultime ore li avrebbero distrutti, come riferisce il sito francese Rfi. Un bambino di appena due giorni, poi, sarebbe morto all’interno di queste strutture come fa sapere l’Associazione dei medici indipendenti: è deceduto per un blackout di energia elettrica che avrebbe fatto saltare l’approvvigionamento di ossigeno. Nel mirino dei bombardamenti anche una banca del sangue mentre l’ospedale pediatrico della città sarebbe stato colpito ben due volte in appena 12 ore. Una situazione che sta diventando insostenibile.

“La Siria è pronta a continuare il dialogo intrasiriano senza alcuna precondizione e senza interferenze straniere, con il sostegno delle Nazioni Unite” ha dichiarato un funzionario del ministero degli Esteri di Damasco, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale siriana.

Gli ospedali colpiti sono: l’Ospedale Pediatrico, quello Al Bayan, l’Al Zahraa e l’Al Daqaq che a breve potrebbero sospendere le loro attività.