La Russia aveva parlato di un cessate il fuoco. Di una tregua umanitaria di tre ore al giorno che avrebbe consentito di assistere la popolazione locale, ormai allo stremo. In realtà, come racconta l’inviato di Repubblica.it, la tregua potrebbe essere breve: “L’assedio è stato rotto dai diversi gruppi della rivolta, compresi gli islamisti che hanno risposto all’appello lanciato dall’Esercito libero siriano. Bisognava aprire un valico per portare rifornimenti ai 300mila civili intrappolati dal 7 luglio dalle forze del regime. La controffensiva è stata vittoriosa ma sarà difficile mantenere le posizioni appena riconquistate perché Damasco sta ammassando truppe a pochi chilometri da qui e a dargli manforte sono in arrivo gli Hezbollah libanesi e le milizie sciite iraniane, le stesse che guerreggiano in Iraq. Senza contare che, spalleggiati dai caccia di Mosca, i lealisti hanno sempre la supremazia dei cieli”, queste le parole di un reporter del network dell’opposizione siriana Halab News.

Siria, Aleppo città fantasma

Come raccontato da Repubblica.it, infatti, Aleppo si presenta come una città fantasma tra macerie e nubi di fumo. In strada non c’è nessuno né a piedi né tantomeno in auto. C’è chi ha denunciato persino l’utilizzo di bombe a grappolo da parte delle forze governative sostenute dalla Russia; altri addirittura parlano di bombe al cloro al punto da richiedere l’intervento dell’Onu. Un crimine di guerra. Amnesty International parla anche del ricovero di almeno 60 persone “con sintomi caratteristici di un attacco al cloro”. Il reporter locale fa un racconto dettagliato a Repubblica.it: “Quando in cielo si materializzano gli elicotteri da combattimento di Damasco riesci facilmente a vedere i barili di esplosivo che lasciano cadere dall’alto e hai una ventina di secondi di tempo per allontanarti e forse per salvarti la vita”. 

Migliaia le persone senza acqua né cibo. Le associazioni umanitarie stanno facendo di tutto per distribuire cetrioli, pomodori, fagioli ma anche latte, pane, riso e sapone. Gli uomini e le donne di Aleppo non vogliono morire di fame perché, in Siria, se non si muore per le bombe, si muore per il cibo.

Sotto attacco persino gli ospedali, anche quelli pediatrici, quasi tutti colpiti dai raid russi e da quelli dell’aviazione del regime. Una guerra senza fine.