Si sperava che l’intesa tra Barack Obama e Vladimir Putin potesse portare se non altro una tregua temporanea in Siria, ma le notizie delle ultime ore descrivano una situazione del tutto differente in cui la popolazione continua a soffrire per la guerra civile che impazza nel Paese.

Sono infatti ben due le strutture ospedaliere colpite in raid aerei governativi e russi.

La prima è una clinica di Azaz, città sita a nord di Aleppo: completamente distrutti i reparti di ginecologia e pediatria, con un bilancio delle vittime che per ora si è fermato a 14 morti.

Il secondo ospedale è essere colpito si trova invece a Idlib, nella parte nord della Siria, colpito per ben quattro volte nell’arco di pochi minuti. L’edificio aveva il supporto di Medici senza Frontiere, e per il momento sembra che nel bombardamento siano morte almeno 9 persone.

In un comunicato stampa pubblicato dall’associazione il capo missione Massimiliamo Rebaudengo parla di eventi che sembrano fare parte di “un attacco deliberato contro la struttura sanitaria”. Dopo aver condannato con forza l’accaduto il responsabile parla della grave perdita di un ospedale che “lascia una popolazione di circa 40.000 persone senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto.”

La Russia dal canto suo fa sapere che continuerà con i raid aerei anche se si dovesse davvero arrivare a un cessate il fuoco. L’obiettivo infatti è sempre colpire i terroristi, come spiega il vice ministro degli Esteri Gennadi Gatilov: “Combattiamo contro gruppi terroristici come Isis, al Nusra e altri collegati ad al Qaida. Il nocciolo della questione è che lo stop al conflitto riguarderà coloro che sono davvero interessati all’avvio del processo di dialogo e non i terroristi”.

E mentre la Turchia nega di avere inviato truppe di terra – come la accusa il governo di Damasco – la Nato ha escluso che un analogo intervento militare sia possibile a breve, confermando invece il proprio supporto a Tunisia, Giordania e Iraq nella costruzione di strutture militari.