Questo lunedì il Presidente Barack Obama ha annunciato un incremento numerico delle forze americane presenti in Siria con un nuovo invio di 250 membri delle forze speciali.

Con questa aggiunta, la maggiore dall’inizio della guerra civile, il contingente statunitense in Siria verrebbe così accresciuto arrivando ad annoverare circa 300 unità: una decisione che, però, stando al parere degli esperti, difficilmente riuscirà a scuotere gli alleati arabi, infuriati per l’approccio molto cauto di Washington al conflitto (diversamente da quanto mostrato da Putin e la sua Russia).

I 250 soldati delle forze speciali avranno come compito principale quello di aiutare i miliziani locali che recentemente si sono resi protagonisti di una serie di vittorie contro lo Stato Islamico, il quale vedrebbe così lentamente erosi i territori in proprio possesso.

Obama ha sottolineato l’importanza di mantenere il vantaggio guadagnato sul campo contro l’Isis anche se ha avvisato che i suoi soldati non avranno la funzione di ariete, fornendo principalmente assistenza e addestramento alle forze locali mentre queste continueranno – si spera – a far indietreggiare lo Stato Islamico.

Il Consigliere della Difesa Nazionale Ben Rhodes ha infatti affermato in precedenza che l’Isis è in procinto di perdere alcune roccaforti site nel nord e nell’est del Paese, aggiungendo che l’invio del battaglione americano potrebbe giocare un ruolo importante nella vittoria finale. Ma l’obiettivo principale è quello di incoraggiare gli arabi sunniti a unirsi ai combattenti curdi che si stanno battendo strenuamente nel nord-est della Siria.

Negli USA la mossa è stata approvata sia da Hillary Clinton che da Bernie Sanders, mentre il senatore repubblicano John McCain l’ha descritta come insufficiente, “un altro passo riluttante verso la strada pericolosa dell’escalation graduale” che “non cancellerà i danni subiti dalla Siria di cui questa amministrazione è stata testimone passiva”.

In effetti l’Arabia Saudita (al centro di uno scandalo riguardante l’11 settembre) e le altre monarchie del golfo hanno più volte criticato la cautela dell’amministrazione Obama, mentre è stato maggiormente apprezzato l’impegno bellico della Russia, più efficace anche perché ha potuto godere del coordinamento con le forze del presidente Bashar al-Assad.