Non sono iniziati nel miglior modo possibile i colloqui per la pace in Siria a Ginevra, come ha dovuto ammettere anche l’inviato delle Nazioni Unite Sfaffan de Mistura, che ha parlato di un avvio “complicato e difficile”, per quanto la popolazione siriana meriti di “vedere qualcosa di concreto, a parte una lunga e dolorosa negoziazione”.

A fare a pezzi la serenità è stato infatti l’attentato dell’Isis in una moschea sciita a Damasco, che ha provocato più di 60 morti nel distretto di Sayida Zaineba. Il luogo è sede della tomba del nipote del profeta Maometto, e nell’attentato sarebbero morti molti combattenti di Hezollah, che si sono schierati a fianco del presidente Assad.

Proprio per questo motivo il delegato ai colloqui di pace del governo, Bashar Jaafari, ha sostenuto che l’attacco è una prova del filo che lega i ribelli e i terroristi dello Stato Islamico, mettendo sin da subito in dubbio il buon esito dei negoziati.

Il clima di sfiducia è evidente sin dalla presenza di Mohammed Allouche quale leader della delegazione dell’opposizione: l’uomo è infatti il capo dei ribelli, dato che l’uomo è a capo del gruppo armato Jaish al-Islam, di aperta ispirazione salafita, del tutto inviso a Damasco che lo considera apparentato ai terroristi dell’Isis.

Dall’opposizione arrivano almeno dei segnali positivi, come quelli ricevuti dai primi scambi con de Mistura. A dividere però i due gruppi che si contendono la Siria sono però già le premesse stesse dei colloqui.

I ribelli infatti chiedono al governo di Damasco alcune misure in segno di buona volontà: tra queste l’interruzione dei bombardamenti sulle zone civili, la liberazione dei prigionieri politici e la concessione del permesso all’invio di aiuti da parte delle associazioni umanitarie.

Su quest’ultimo punto si avrebbe già l’assenso di Assad, che sarebbe disponibile almeno in linea di principio all’invio di aiuto a Madaya, al-Foua e Kefraya. Per i ribelli porre queste condizioni come premesse è molto importante perché si prevede che i colloqui possano durare anche sei mesi.