Arrivano le prime reazioni ai bombardamenti della Francia in Siria, un’operazione militare svolta in collaborazione con la coalizione internazionale che comprende Russia e Iran. Secondo un comunicato stampa diramato dall’Eliseo gli obiettivi colpiti sarebbero stati individuati nelle ultime due settimane sulla base di informazioni fornite dai partner nella lotta all’Isis.

Il premier Manuel Valls ha affermato che tra gli obiettivi ci sarebbero stati i campi dove si addestrarono i combattenti responsabili degli attacchi in Francia, per cui si tratterebbe di “legittima difesa”.

Da New York, dove si trova per l’Assemblea generale dell’Onu, Matteo Renzi si è detto contrario a operazioni belliche in quanto il rischio è che la situazioni possa degenerare e si possa perdere il controllo, proprio come accaduto in Libia. Il presidente del Consiglio ha affermato che “serve una strategia complessiva con il coinvolgimento di tutti e non iniziative spot“: necessario evitare la dinamica che ha portato all’attuale caos libico, in quanto “all’intervento armato non fu fatta seguire un’azione politica“.

Previsto per oggi l’incontro tra i due premier di Russia e USA, Vladimir Putin e Barack Obama. Il primo ha spiegato la presenza sovietica in Siria con la presenza di oltre “2mila combattenti russi e delle ex repubbliche sovietiche”, con il rischio che questi foreign fighter possano tornare in patria.

Invece di aspettare che lo facciano, aiutiamo Assad a combatterli in territorio siriano”, ha affermato durante un’intervista concessa alla Cbs.
Putin ha anche dichiarato di non essere intenzionato a partecipare a missioni militari con truppe di terra e che sta cercando di creare un dialogo tra Assad e gli altri Paesi partner.

Nei giorni scorsi il leader del Cremlino aveva criticato aspramente il supporto militare degli USA fornito ai ribelli siriani, definendolo “inutile e illegale”, in quanto “la fornitura di sostegno militare alle strutture illegali contrasta con i principi del diritto internazionale e della carta Onu“.

Secondo Putin degli oltre .5400 ribelli che gli americani vorrebbero addestrare in Siria, al momento solo 60 avrebbero effettivamente imbracciato le armi per difendere il proprio Paese, mentre gli altri avrebbero deciso di unirsi all’Isis. Di tutto questo, e probabilmente anche della situazione ucraina, i due giganti politici discuteranno durante il loro incontro a New York.