Dopo due giorni di incontri i rappresentanti del PYD, il partito dell’unione democratica dei curdi siriani, e vari gruppi alleati hanno votato e infine approvato la nascita di una federazione autonoma dei curdi nella parte settentrionale della Siria.

La regione così venutasi a formare è il risultato dell’unione delle tre aree autonome a maggioranza curda: una mossa politica che ha coinvolto anche le comunità arabe e siriane e gli altri gruppi etnici che si sono ritrovati nella città di Rmeilan.

La Siria ha immediatamente stigmatizzato la decisione, non riconoscendo la nuova entità politica. In una dichiarazione pubblica il Ministro degli Esteri ha lanciato un messaggio “contro tutti coloro che tentano di minare l’unità della terra e del popolo della Siria sotto qualsiasi titolo”, sostentendo che “la creazione di un’unione e o di un sistema federale contraddice la costituzione siriana, le risoluzioni internazionali e il concetto di nazione”.

A sorpresa è arrivata anche il rifiuto da parte dell’opposizione composta dalla Coalizione Nazionale Siriana, la quale ha negato qualsiasi valore alla dichiarazione unilaterale e si è espressa contro ogni tentativo di formare regione autonome che si “oppongano al volere del popolo siriano”.

Il nome ufficiale dell’area controllata dai curdi sarà Rojava, o Federazione della Siria del Nord, e rappresenterà le popolazioni delle regioni di Jazira, Kobane e Afrin.

Idris Nassan, ex leader del Partito di Unione Democratica, ha spiegato come la proposta fosse in programma da qualche tempo, sin dall’inizio del conflitto siriano nel 2011: “I curdi della Siria hanno una lunga storia di opposizione e di lotta per il raggiungimento dei loro diritti in questo Paese. Il federalismo dovrebbe essere il futuro non solo della Siria del nord o delle regioni curde, ma dell’intera Siria in generale, perché sotto una federazione democrazia e uguaglianza vengono garantiti”.

La dichiarazione della nuova regione è destinata a scatenare le ire della Turchia, da sempre avversa a uno scenario del genere, e impegnata in questi mesi a combattere una lunga e sanguinosa guerra contro terroristi e gruppi separatisti curdi.