Il presunto attacco di gas nervino ad opera del regime di Bashar al Assad, con le terribili immagini dei bambini morti che hanno sconvolto il mondo, non è ancora stato provato dagli inviati Onu in Siria, ma si parla già di attacco militare.

Il presidente statunitense, Barack Obama, sconvolto nel vedere quei piccoli cadaveri, intervistato dalla CNN ha detto che quello accaduto “è un fatto grave”, ma ha frenato su un ipotetico attacco unilaterale USA “Se gli Stati Uniti intervenissero e attaccassero un altro Paese senza un mandato delle Nazioni Unite e senza chiare prove che possano essere presentate, allora sorgerebbero questioni in termini di diritto internazionale”.

Egitto, Edward Snowden e i segreti della National Security Agency, la condanna di Bradley  (Chelsea) Manning, gli attacchi dei droni, il fracking (La controversa tecnica per l’estrazione di gas e petrolio), il personale calo nei sondaggi e i repubblicani sempre più all’attacco, ad Obama mancava la questione siriana da dover affrontare.
In viaggio sul “Ground Force One”, il bus presidenziale nero, per riconquistare la classe media, Obama è stato molto chiaro sulla questione siriana, vuole prove certe prima di attaccare, anche se la marina ha iniziato a prepararsi per un possibile attacco con missili cruise, e non ha rassicurazioni sulla situazione dei ribelli, accusati da più parti di essere ancora più anti-USA dello stesso Assad.

In Siria è ormai da molto tempo che c’è una guerra civile in atto, le terribili immagini delle città distrutte, il problema dei profughi e i piccoli corpi senza vita sono sotto gli occhi di tutti. Gli attivisti siriani, il giorno della visita a Damasco di un team Onu di esperti di armi chimiche, hanno accusato le forze del presidente Bashar al Assad di aver compiuto una strage usando gas nell’ultimo pesante bombardamento nelle aree vicine a Damasco, al Goutha, sotto controllo dei ribelli. La Coalizione nazionale delle opposizioni siriane in esilio parla di 1.300 vittime.

Il 23 agosto si è riunito d’urgenza a New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha espresso “forte preoccupazione” il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha dichiarato “Qualsiasi utilizzo di armi chimiche, indipendentemente dalle circostanze, violerebbe il diritto internazionale. Un tale crimine contro l’umanità avrebbe gravi conseguenze per chi lo ha perpetrato. E’ una sfida grave per la comunità internazionale nella sua totalità, e l’umanità che abbiamo in comune, e altrettanto che ciò sia avvenuto mentre la missione di esperti dell’Onu si trovava nel Paese”.

Francia e UK, uniti come avvenuto per la Libia, sono certi dell’uso di armi chimiche da parte del regime. L’ultimo a parlare è stato il segretario agli Esteri di sua maestà, William Hague, che in tv ha affermato che l’unica “spiegazione plausibile per vittime così numerose in un’area così piccola” è che si sia trattato di un attacco chimico. E che le probabilità che dietro l’attacco ci fosse l’opposizione sono “infinitamente limitate”. Anche il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, dello stesso avviso si è detto certo che Damasco abbia usato armi chimiche nella zona di al Goutha. “In base a tutte le informazioni, trovo difficile giungere ad una conclusione che non sia quella dell’uso di sostanze chimiche nell’attacco condotto dalle forze del regime» dice nel suo blog «in quell’area controllata dall’opposizione. Informazioni sull’utilizzo di armi chimiche in altre occasioni erano già arrivate» in Svezia, anche se in misura minore.”

Più cauti Cina e Russia, “Speriamo e pensiamo che il team  possa negoziare pienamente con il governo siriano per fare in modo che l’indagine proceda senza intoppi. Prima di stabilire la verità, tutte le parti dovrebbero astenersi dal dare giudizi precostituiti sull’esito dell’indagine” ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hong Lei. Mosca invece, per voce di Aleskander Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri guidato da Sergej Viktorovič Lavrov, in una dichiarazione scritta parla chiaramente di “provocazione” e di “ondata di propaganda anti-siriana”. “Riteniamo inaccettabili gli appelli, provenienti da alcuni Paesi europei, di fare pressione sul Consiglio di Sicurezza Onu e prendere già ora una decisione sull’uso della forza” ha concluso Lukashevich.

Per l’Italia, il nostro ministro degli Esteri Emma Bonino, ha parlato a SkyTg24 di cautela, “Orrore è la parola più adeguata per descrivere quello che sta accadendo in Siria. Avere un’informazione certa su cosa è avvenuto è la precondizione per pensare a qualunque tipo di reazione”.