Non si può ancora parlare di un vero e proprio accordo, ma indubbiamente l’incontro tra Barack Obama e Vladimir Putin ai margini dell’assemblea generale delle Nazioni Uniti rappresenta un passo avanti per la costruzione di una politica comune intorno alla crisi della Siria.

Le divergenze d’opinione rimangono, ma l’ampia durata del dialogo russo-americano svoltosi ieri (94 minuti, circa un mezz’ora in più di quanto preventivato), lascia intendere che ci siano stati scambi importanti. A confermarlo lo stesso Putin, il quale ha affermato che “ci sono punti in comune, così come alcune differenze. Penso che ci sia ancora un modo affinché si possa lavorare insieme per affrontare i problemi all’orizzonte”.

A dividere, però, è sempre la stessa questione, ovvero il destino di Bashar al-Assad. Il leader del Cremlino ha infatti rifiutato le proposte di Obama e di Hollande, che insistono affinché il siriano si faccia da parte per poter meglio combattere contro l’Isis e gli altri gruppi terroristici.

Putin ha invocato la legittimità della carica di Assad, sostenendo che non stia ad altri decidere chi debba guidare la Siria: “Rispetto i miei colleghi, ma non penso che il presidente americano e quello francese siano cittadini siriani”. In ogni caso la Russia ha ammesso che le riforme politiche potrebbero essere parte della soluzione dei problemi e che Assad è incline a fare parte di questo processo.

Durante la giornata Obama e Putin non sono mai comparsi insieme nella stessa sala, in un clima che ha ricordato ad alcuni vecchi scenari da Guerra Fredda. Non sono mancate frecciatine da parte di Obama, che durante il suo discorso ha ricordato che nella lotta all’Isis non sia possibile tollerare il male minore – ovvero la sussistenza del regime di Assad: nonostante ciò il presidente americano ha ammesso che un compromesso sarà necessario, ma di certo una transizione politica che escluda il tiranno dopo la sconfitta dello Stato Islamico non potrà essere evitata per il bene degli stessi siriani.

A parte ciò è emersa la possibilità concreta che la Russia possa unirsi ai raid aerei di Stati Uniti e Francia, per quanto Putin abbia ammesso di volersi muovere solo in conformità con il diritto internazionale (cosa che a suo parere la Francia non avrebbe fatto). Tuttavia non ci sarebbe intenzione di sviluppare un attacco via terra sfruttando le truppe sovietiche, viste da Obama come un possibile deterrente per l’Isis, a meno che queste non siano state schierate solo per rafforzare la posizione di Assad.