I militanti dello Stato islamico hanno decapitato Khaled Asaad, ex responsabile della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, in una piazza della città. La notizia è stata riportata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. L’omicidio, come in altri casi analoghi, è stata un’esecuzione davanti a una folla di presenti. L’archeologo 82enne era riuscito a nascondere centinaia di statue in un luogo sicuro prima che gli estremisti dello Stato islamico arrivassero a mettere le mani su Palmira, la “sposa del deserto”, l’antica città romana in Siria patrimonio Unesco dell’umanità. Gli uomini del Califfato l’hanno catturato e imprigionato tenendolo in condizioni disumane per quattro settimane prima di decapitarlo come nella più barbarica scena di un grand guignol reale.

Ma non è finita lì poiché come ultimo atto sacrilego, scempio di fronte alla vita e all’umanità, dopo la decapitazione, il cadavere di Asaad è stato appeso a un’antica colonna nella piazza principale di Palmira. Il responsabile delle Antichità siriane, Maamou Abdulkarim, precisando di essere stato informato dalla famiglia della vittima, ha conferma l’intero svolgimento dei fatti. Asaad è stato per più di 50 anni il responsabile delle antichità di Palmira. Una vita dedicata all’arte e alla cultura della propria terra, inviso ai fondamentalismi islamici più estremi era stato arrestato da oltre un mese e sottoposto alle interrogazioni dei militanti sunniti radicali, la corrente ultra ortodossa dell’Islam.

Secondo la testimonianza dell’amico e collega Abdulkarim, Asaad era conosciuto per il suo lavoro di studioso anche a livello internazionale. Noto per diversi lavori scientifici su Palmira, pubblicati su riviste archeologiche accademiche internazionali. Nel corso degli ultimi decenni aveva lavorato e collaborato con spedizioni archeologiche statunitensi, francesi, tedesche e svizzere.

Intervistato dalla Bbc, Abdulkarim ha dichiarato che “La costante presenza di questi criminali nella città è una vergogna e un cattivo presagio per ogni colonna e per ogni frammento archeologico lì preservato“. Palmira, situata nella Siria centrale, rappresenta uno dei principali siti archeologici del Medio Oriente. Dopo il ritiro dell’esercito di Bashar al-Assad è stata conquistata dall’Is nel maggio scorso. I jihadisti dell’Isis hanno già devastato diversi insediamenti storici all’interno della città provocando danni di cui non si conosce la reale entità. L’Unesco ha dichiarato che l’eventuale distruzione della città sarebbe “una perdita enorme per l’umanità“.