Sono 56 le morti sinora accertate provocate da un bombardamento in Siria, eseguito da aerei che con ogni probabilità fanno parte della coalizione guidata dagli USA: a riportare la situazione del villaggio di Al Tukhar, nelle vicinanze della città di Manbij, è l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Il bombardamento aveva come scopo quello di colpire le aree sotto il controllo dello Stato Islamico, per quanto non sia del tutto chiaro se gli aerei che hanno sganciato gli ordigni (i quali hanno causato la morte di 11 bambini) facessero parte della coalizione.

Il segretario alla difesa Ash Carter ha però annunciato che è stata aperta un’inchiesta sulla vicenda per verificare se vi siano stati errori nell’operazione o nelle informazioni fornite dall’intelligence.

In totale, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio siriano, sarebbero 167 le vittime innocenti uccise nei raid della coalizione nella zona di Manbij da quando le Forze Democratiche della Siria hanno dato via alla loro campagna bellica.

Stando ai leader della comunità della zona l’area ospita circa 250mila abitanti, che vengono utilizzati dai guerriglieri dell’Isis come scudo umano. Nei giorni scorso anche la periferia di al-Zauhana è stata colpita, provocando altri 23 morti.

Dopo questi tragici eventi l’opposizione siriana che ha come principale rappresentante la Coalizione nazionale siriana guidata da Anas al Abdah, ha rinnovato la sua richiesta di una sospensione dei raid aerei statunitensi.

I raid degli USA fanno parte di una strategia volta a supportare le forze curde che in un’alleanza con truppe arabe stanno cercando di strappare la città al controllo dello Stato Islamico, che l’ha conquistata nel 2014.