Un raid aereo delle forze russe dispiegate in Siria ha provocato una vera e propria ecatombe nella cittadina di Ariha, nella provincia di Idlib nel nord-ovest del Paese, causando circa 44 morti.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani le bombe cluster sganciate dagli aerei russi hanno colpito il mercato del centro urbano attualmente sotto il controllo dei ribelli del Fronte al-Nusra, il fronte siriano di al-Qaeda.

La maggior parte delle vittime dell’attacco russo è dunque composta da civili. I report dell’Osservatorio e le fonti locali quali tv e radio divergono per quanto riguarda il conteggio delle vittime: i primi parlano di 18 persone morte, mentre i secondi riferiscono di 44 decessi, spingendosi fino a 60.

Secondo i Comitati di coordinamento locali – un gruppo di attivisti che si oppone al governo di Assad – gli aerei russi avrebbero colpito anche l’ospedale di Idlib. Mosca respinge queste accuse secondo le quali dall’inizio del suo impegno bellico in Siria avrebbe provocato tra i 400 e le 500 morti tra i civili, parlando di contraffazioni mediatiche volte a screditare Assad e la collaborazione con la Russia.

Stando alle dichiarazioni di Putin, infatti, tutte le azioni finora intraprese sono state dirette allo sradicamento dello Stato Islamico e di altri gruppi terroristici dal territorio, ma è stato contestato che la maggior parte dei raid russi si è concentrata sulle zone centrali e settentrionali della Siria, nelle quali la presenza dell’Isis non sarebbe forte.

Si tratta in ogni caso di notizie che rischiano di compromettere i negoziati che si terranno a metà mese di dicembre a Vienna, ai quali potrebbero partecipare anche i rappresentanti delle forze ribelli siriani, come auspicato dai Paesi dell’alleanza sunnita della zona.

Nel frattempo il corpo del pilota russo ucciso dopo l’abbattimento del jet verrà riportato in Turchia per poi essere consegnato alla Russia su richiesta esplicita di Putin. Il Primo Ministro Davutoglu ha poi affermato che un simile incidente è destinato a ripetersi, a meno che le differenti coalizioni in Siria non inizino a coordinarsi e a scambiare informazioni