Gli appelli delle Nazioni Unite sulla necessità di una tregua nella guerra civile che sta sconvolgendo la Siria potrebbero aver trovato finalmente una tanto attesa risposta.

Come si ricorderà era stato infatti proposto che venisse strutturata su base settimanale un cessate il fuoco di 48 ore su Aleppo, allo scopo di distribuire alla popolazione aiuti umanitari nella forma di cibo e medicine.

Dopo che questa mattina le foto del bimbo insanguinato hanno fatto il giro del mondo, e che nel contempo lo staff dell’Onu aveva giudicato infattibile la distribuzione di aiuti in simili condizioni, in queste ore è arrivata l’apertura della Russia, affidata a un portavoce del ministero della Difesa.

Le tempistiche della tregua in Siria dovranno essere definite insieme alle Nazioni Uniti, e al contempo serviranno anche le garanzie degli Stati Uniti in merito alle misure di sicurezza da adottare.

Igor Konashenkov, questo il nome del portavoce, ha infatti affermato che la Russia è pronta a far partire dalla prossima settimana “la prima tregua umanitaria di 48 ore per portare aiuti umanitari ai civili di Aleppo come ‘progetto pilota’ e a confermare la sicurezza della distribuzione di beni alla popolazione della città“.

La Russia ha poi posto come condizione che vengano creati due canali distinti di distribuzione degli aiuti umanitari ad Aleppo, uno per le aree sotto il controllo dell’opposizione e dei terroristi e uno per le zone ancora in mano al governo: “Il primo percorso va dalla città turca di Gaziantep attraverso il posto di controllo di confine che è stato istituito dalla risoluzione di sicurezza dell’ONU 2165, poi dalla strada di Castello verso la parte orientale di Aleppo; l’altro percorso utilizza la strada ad est di Aleppo che circonda la città da nord-est a Handarat e poi dalla strada di Castello verso la parte occidentale della città“.

Negli ultimi giorni le forze aeree sotto il comando diretto di Vladimir Putin per portare a termine i raid sulle postazioni difese dai ribelli si sono appoggiate per la prima volta ad alcune base site in Iran, un’alleanza che potrebbe sconvolgere i delicati equilibri del Medio Oriente.