Continuano i bombardamenti della Russia in Siria con l’obiettivo di colpire i territori conquistati dall’Isis. Questa volta l’attacco è partito da un sottomarino di stanza nel mar Mediterraneo, il Rostov sul Don, che ha fatto partire una serie di missili da crociera Kalibr su alcuni obiettivi strategici situati nella regione di Raqqa.

Ad annunciarlo il Ministro della Difesa russa Serghei Shoiugu, che ne ha parlato in un incontro con il Presidente Vladimir Putin trasmesso dalla televisione nazionale. Il leader sovietico ha dichiarato che sono in corso le analisi dei dati di ciò che è accaduto sul campo di battaglia e i risultati ottenuti dall’impiego di armamenti specifici.

Putin si è detto soddisfatto della precisione e dell’affidabilità dei Kalibr e degli A-101, ovvero i missili di precisione, descrivendoli come un’arma moderna e altamente efficiente; a risvegliare l’attenzione degli analisti di tutto il mondo è stato quindi l’accenno alla possibilità di montare testate nucleari sui missili, anche se, ha tenuto a precisare Putin, “nulla di tutto ciò sarà necessario per sconfiggere i terroristi. E speriamo che non lo sia mai”.

Attenendosi agli accordi presi con gli Stati Uniti la Russia ha preventivamente informato la controparte a stelle e strisce dell’attacco che stava per intraprendere: una misura resasi necessaria per evitare ulteriori incidenti.

Contestualmente è stato segnalato che le autorità siriane e russe sono riuscite a recuperare la scatola nera del jet abbattuto dalla Turchia, che ha provocato l’attuale crisi diplomatica tra le due nazioni. Putin ha decretato che per questioni di trasparenza l’analisi delle registrazioni avvenga dinanzi a un’equipe di esperti internazionali.

Il Ministro della Difesa ha poi confermato che gli obiettivi colpiti nel corso dei bombardamenti in Siria sono stati identificati come magazzini di munizioni dell’esercito dell’Isis e strutture petrolifere con le quali, come è noto, l’organizzazione terroristica riesce a finanziarsi.

A questo proposito il Ministro del petrolio della Siria ha reso noto che nel corso dell’intervento della Russia, e della coalizione guidata dagli Stati Uniti, sarebbero state provocate perdite per circa 10 milioni di dollari, mentre ammonterebbero a 58 milioni i danni subiti dall’infrastruttura petrolifera della Siria dall’inizio delle operazioni nel 2011.