Il governo di Assad ha accettato la proposta avanzata da USA e Russia di una tregua nella guerra civile in Siria che lo vede impegnato contro i ribelli, a condizione che gli attacchi contro l’Isis e gli altri gruppi terroristici riconosciuti dalle Nazioni Uniti possano continuare.

Bashar al-Assad ha dunque confermato che insieme al suo partner Vladimir Putin definirà a breve i gruppi armati e le aree interessate dal piano del cessate il fuoco, che partirà dalla mezzanotte di sabato 27 febbraio. Dall’altra parte le truppe finanziate o appoggiate dagli Stati Uniti e dalla coalizione occidentale dovranno confermare il rispetto della tregua entro il 26 febbraio.

Il governo ha poi affermato che ai gruppi ribelli non sarà concesso utilizzare il periodo concordato per rafforzare le proprie posizioni, in quanto ciò sarà considerato come una violazione all’accordo. Assad ha poi annunciato che le elezioni parlamentari si terranno il 13 aprile 2016, come avviene ogni quattro anni: al momento su 250 seggi totali del Consiglio del popolo 82 sono appannaggio dell’opposizione, mentre la coalizione governativa occupa i restanti posti.

Nel documento firmato dalle parti in campo si legge che “per promuovere una cessazione efficace e sostenibile delle ostilità, la Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno stabilito una linea diretta di comunicazione e, se necessario e opportuno, un gruppo di lavoro per lo scambio di informazioni pertinenti dopo la cessazione delle ostilità”.

In una dichiarazione televisiva Putin si è detto convinto che la tregua possa costituire un primo passo verso la fine della violenza in Siria, e che renderà più semplice l’intervento delle associazioni umanitarie a sostegno delle vittime della guerra. A questo proposito si è registrata anche la piena soddisfazione dei rappresentati dell’opposizione siriana presenti agli incontri, i quali a inizio febbraio, durante i colloqui di pace tenutisi a Ginevra, avevano chiesto come condizione il termine degli assedi alle città occupate, la liberazione dei prigionieri e l’assicurazione che non verranno ostacolati gli arrivi di aiuti umanitari.