Preoccupano i dati sullo smog pubblicati in un report dell’Agenzia europea per l’ambiente, la Eea: secondo lo studio commissionato dall’Unione Europea ogni anno sarebbero 467mila le morti premature nel continente europeo causate principalmente dall’inquinamento atmosferico, giudicato il fattore ambientale più rischioso per la salute umana.

Lo studio ha preso in considerazione la qualità dell’aria nel periodo 2000 – 2014, in base ai dati forniti dalle stazioni di monitoraggio ufficiali provenienti da circa 400 città europee. Nel 2014, alla fine del periodo, quasi l’85% della popolazione europea risultava esposta a livelli di PM2.5 ritenuti dannosi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Proprio oggi il Parlamento europeo dovrà votare la nuova direttiva che vincolerà le emissioni inquinanti nel decennio 2020 – 2030.

Il commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella, commentando i dati, ha affermato di sperare che il voto possa essere positivo, sottolineando anche la stringente necessità di “aiutare i diversi livelli di governo a lavorare meglio insieme”.

In questo Vella è stato appoggiato dal direttore della Eea, Hans Bruyninckx, il quale ha esposto i dati forniti dallo studio commissionato all’agenzia, ritenendo fondamentale anche la cooperazione tra le diverse parti sociali in gioco: “La riduzione delle emissioni hanno portato a miglioramenti nella qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili alla salute umana e all’ambiente Abbiamo bisogno di affrontare la cause dell’inquinamento dell’aria, il che richiede una trasformazione radicale e innovativa della nostra mobilità, dell’energia e del sistema alimentare. Questo processo di cambiamento richiede un’azione da parte di tutti, tra cui le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e la comunità della ricerca”.