E’ incredibile la storia di Casey Anthony, una donna accusata di aver ucciso, in Florida, la figlia di appena tre anni, per trascorrere più tempo col suo nuovo compagno. Casey, però, è stata assolta per mancanza di prove. Troppo pochi gli indizi raccolti degli inquirenti per arrivare ad una sentenza di condanna. Una vicenda giudiziaria che ha diviso l’opinione pubblica americana e che ha fatto tanto discutere. Un caso che, senza dubbio, richiama il caso del piccolo Lorys, strangolato dalla madre Veronica Panarello a Santa Croce Camerina.

Soffoca la figlia, la storia di Casey

Una storia, quella di Casey, che è davvero raccapricciante. Tutto inizia con la chiamata della nonna della vittima per segnalare la scomparsa della nipotina che non vedeva più da tempo. La madre, interrogata dagli agenti, racconta che la figlia sarebbe stata rapita da una misteriosa tata ma dal baule della sua macchina fuoriesce uno strano odore. A non convincere gli inquirenti anche i dettagli forniti dalla donna che prima dice di lavorare agli Universal Studios, salvo poi scoprire che era già stata licenziata da tempo. Perché mentire?

Soffoca la figlia, resti umani trovati in sacchetto di plastica

A dicembre 2008, la polizia trova dei resti umani all’interno di un sacchetto di plastica sepolto in una zona non troppo distante dalla casa di Casey. Si tratta della piccola Caylee: intanto aumentano i sospetti che ad ucciderla sia stata proprio lei, la madre. La vittima – secondo le prime risultanze investigative – sarebbe stata soffocata con un nastro adesivo. Intanto la madre viene arrestata e accusata di omicidio.

Il movente? Voleva “avere più tempo da trascorrere con il nuovo ragazzo e frequentare i night club”. Dal suo pc, poi, partono strane ricerche su internet: da “morte” a “spezzare il collo”. Per la Procura è stata la madre ad uccidere la piccola; per la difesa si tratta di una morte accidentale. La piccola – secondo i legali della donna – sarebbe caduta in una piscina di casa e la madre, spaventata, ne avrebbe occultato il cadavere. La donna, tra l’altro, sarebbe “mentalmente disturbata” a causa di alcune (presunte) violenze subite in passato dal padre e dal fratello.

Soffoca la figlia, la Procura chiede la pena di morte

Nel 2001 si apre il processo, la Procura chiede la pena di morte: ne esce fuori che la donna avrebbe mentito alla polizia ma non ci sarebbero prove sufficienti per stabilire se sia stata lei (o meno) ad uccidere la figlia. “Era difficile portare in aula prove definitive” ha spiegato il procuratore generale. “Io sono a posto con me stessa. Dormo abbastanza bene di notte, non mi importa cosa pensino di me. Mi avevano condannato molto prima che arrivasse la sentenza, per la gente ero colpevole” ha dichiarato la donna, ormai assolta da ogni accusa. Non è stata lei – secondo la giustizia americana – ad uccidere la figlia.