Un soldato italiano che muore in missione non è un argomento politicamente corretto, quindi chi se ne frega. E’ questo evidentemente il pensiero della quasi totalità dei deputati italiani. Altrimenti non si spiega come mai questa mattina la Camera fosse quasi vuota, mentre il ministro della Difesa, Mario Mauro, riferiva sull’attentato che il 9 giugno in Afghanistan ha provocato la morte del maggiore Giuseppe La Rosa e il ferimento di altri tre militari.

Provo un’amarezza profonda, a fronte della gravità di quanto accaduto, nel vedere questa Aula vuota. Credo che sia a un fatto come questo che siamo chiamati a guardare se vogliamo comprendere il nostro compito e il senso della nostra missione“. Sono le parole giustamente dure del ministro di fronte a questa gravissima mancanza di rispetto da parte di chi dovrebbe (teoricamente) rappresentare il popolo, nei confronti di chi per il popolo ha perso la vita.

Sul contenuto della relazione: l’attentatore si chiama Walick Ahmad, ha circa vent’anni; è stato arrestato e ha confessato. Il ministro Mauro (foto by InfoPhoto) ha proseguito: “L’attacco dei terroristi si è completato con un’azione di vera e propria guerra psicologica, laddove è stata diffusa l’informazione che l’attentatore fosse un bambino di 11 anni, facendo percepire quasi un atto eroico e di partecipazione popolare“. E ha poi concluso puntualizzando che: “Il governo ha intenzione di proseguire la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan, concludendola secondo i termini stabiliti“. Tali termini corrispondono al 2014.