Torna a parlare, Raffaele Sollecito, a poco più di una settimana dalla sentenza della Corte d’Appello di Firenze in merito all’omicidio di Meredith Kercher che ha condannato lui a 25 anni di reclusione e Amanda Knox a 28 anni e 6 mesi, e lo fa lanciando accuse piuttosto pesanti a giudici e inquirenti. “E’ stato un processo amandocentrico, di me non si è mai detto nulla, ero solo il fidanzato di Amanda. L’aspetto mediatico ha sicuramente avuto un grande ruolo sui giurati, perché lo stesso giudice Nencini ha ammesso che questi facevano domande su quello che vedevano in tv“.

Il bersaglio principale delle dichiarazioni rese all’ANSA resta il giudice Nencini, già attaccato in precedenza, ma Sollecito ne ha anche per chi ha condotto le indagini. “Il giudice Nencini ha detto che non mi sono fatto interrogare ma è una cosa falsissima, io sono sempre stato disponibile. Il problema è che nessuno si è mai ricordato di me, si sono tutti concentrati su Amanda. Io non sono mai stato ascoltato in presenza del mio avvocato, in Questura ero solo davanti a non so quanti poliziotti, credo più di 20. E nel frattempo, tra il 5 e 6 novembre (del 2007, Meredith fu uccisa il 1 novembre, ndr), i poliziotti avevano anche cambiato atteggiamento, erano diventati molto crudi e mi avevano messo in una situazione di stress“.

Ancora, sulle modalità d’indagine: “Hanno ipotizzato che l’arma del delitto fosse un coltellino che portavo in tasca per vezzo. Di fatto, tuttavia, non hanno mai trovato nulla che potesse confermare quell’ipotesi accusatoria; e a rilevare incongruenze e pressapochismo non sono stati soltanto i periti della mia difesa, ma anche quelli della Corte d’Appello”.

Potrebbe capitare anche a voi, questo il succo del discorso di Sollecito: ”Questi errori, questo pressapochismo che stanno distruggendo la mia vita possono colpire chiunque, perché sono falle di un sistema. Mi accusano ogni volta per moventi diversi, cercano di pensarmi sulla scena del delitto a prescindere e solo perché ero il fidanzato di Amanda“.

Sull’equivoco che aveva portato a pensare a una sua fuga: “Ho saputo della sentenza mentre mi trovato in Austria. Ho avuto una reazione di sconforto e di disperazione, ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di tornare subito in Italia. Se avessi voluto fuggire lo avrei fatto da molto tempo“.

Raffaele Sollecito è quindi stato raggiunto anche dai colleghi di Sky TG24, ribadendo la propria innocenza e le accuse agli inquirenti e al giudice Nencini.