Sono almeno sei i morti provocati questa mattina dall’esplosione di un pullman dell’Unicef che si dirigeva verso la città di Garowe, nella zona nord-est della Somalia.

Altri quattro dipendenti delle Nazioni Uniti sarebbero rimasti feriti gravemente nell’attentato che ha come matrice quella del terrorismo islamico: il gruppo somalo di al-Shabaab legato ad al-Qaeda ha infatti rivendicato la paternità del gesto.

Il capo della polizia, il colonnello Yasin Gure, ha reso noto che la bomba è stata piazzata sotto uno dei sedili e sembra che sia stata fatta detonare da remoto, utilizzando un dispositivo a distanza.

I dieci membri dell’agenzia dell’Onu facevano parte del team che si occupa del Puntland, una regione a statuto semi-autonomo della Somalia: secondo i terroristi di al-Shabaab, nelle parole del loro portavoce Sheikh Abdiasis Abu Musab, l’esplosione non è che una dichiarazione di guerra contro quelle che sono state definite come “forze colonizzatrici”.

L’Onu sta infatti supportando le truppe dell’Unione africana che stanno riconquistando a poco a poco i territori caduti nelle mani di al-Shabbab.
Già lo scorso dicembre il gruppo estremista si era reso protagonista di un altro attacco in Somalia, e più precisamente a Mogadiscio, tramite un’autobomba scagliata contro un convoglio Onu. Quella volta le vittime erano state quattro.

Gli attacchi dei terroristi nella parte nord del Paese non sono comuni, e in ogni caso sono molto meno frequenti rispetto alle bombe che regolarmente colpiscono il sud della Somalia, dove si è scatenata una vera e propria guerra tra al-Shabaab e il governo appoggiato dall’Occidente. Proprio la settimana scorsa a Mogadiscio almeno 10 persone sono rimaste uccise in un assalto agli uffici del ministero dell’Istruzione: gli attacchi infatti prendono spesso di mira le strutture del governo nella capitale o luoghi pubblici frequentati dagli stranieri che vivono in Somalia.

Nonostante i successi dell’esercito e gli attacchi aerei degli Stati Uniti, al-Shabaab conserva sufficiente forza per colpire diverse zone del Paese e oltrepassare i confini, come ha dimostrato lo spaventoso massacro avvenuto nel campus universitario di Garissa, in Kenya.