Imu sì, Imu no, Imu forse. La decisione ufficializzata ieri da un decreto del Governo Letta di rinviare la rata della tassa sulla prima casa di giugno a settembre, in attesa di una riforma complessiva della materia che dovrebbe essere portare a termine entro agosto, suscita, come prevedibile, reazioni contrastanti.

Esulta Silvio Berlusconi che ha così commentato: “La sinistra era sicura di vincere e invece deve fare i conti con il nostro programma. L’imu è il nostro primo successo, già a giugno non dovremo più pagarla“, ma Lega e M5S non sono affatto d’accordo con le parole dell’ex-premier.

Con questo decreto legge la prima palla del Governo non è andata in gol come sostiene Alfano, ma è stata tirata in tribuna - sostiene Roberto Calderoli con una fine metafora calcistica – Il tanto proclamato decreto legge sembra un pesce d’aprile: sull’Imu un rinvio di soli due mesi e mezzo e poi con tutta probabilità arriverà la stangata, sulla cassa integrazione in deroga risorse assolutamente insufficienti“.

I deputati del M5S, invece, in una nota rincarano: “Il premier Enrico Letta aveva detto che non sarebbe stato il decreto dei miracoli, ma non pensavamo certo che si sarebbe trasformato nel decreto degli struzzi“. “Su questioni di importanza vitale per famiglie, lavoratori e imprese – aggiunge il Gruppo di Grillo a Montecitorio – il governo fa come i grandi uccelli che non volano: infila la testa sotto la sabbia e rinvia la soluzione a data da destinarsi