Due giorni fa, a Torino, è stato arrestato un presunto terrorista di 29 anni. Si chiama Mouner El Aoual, avrebbe origini marocchine e dal 2008 viveva con una coppia di italiani, madre e figlio. Il presunto terrorista sarebbe stato fermato con l’accusa di aver compiuto attività finalizzata al terrorismo internazionale, di istigazione a delinquere e di apologia. Secondo la Procura di Torino, che da tempo ormai lo teneva sotto controllo, il giovane pubblicava immagini di propaganda terrorista su Facebook e in rete era noto con lo pseudonimo di Salah Deen.

Oltre a queste attività, Mouner El Aoual sarebbe figurato tra gli amministratori di una chatroom all’interno della piattaforma Zello, chatroom creata per promuovere l’ideologia tipica dell’Isis. Il giovane si sarebbe spacciato come portavoce del Nuovo Stato Islamico e avrebbe istigato altre persone ad abbracciare la causa dell’Isis.

In seguito all’arresto del presunto terrorista islamista, il quotidiano La Stampa ha intervistato la donna italiana che per nove anni ha vissuto assieme al giovane. Per lei El Aoual era come un figlio adottivo: la donna, Margherita, ha raccontato di averlo strappato alla strada, in cui viveva in condizioni clandestine, e di averlo salvato dalla droga. E adesso la donna si sente tradita (“In pratica ho avuto in casa per nove anni un terrorista. Ci ha pugnalato alle spalle“) e ha dichiarato di essersi sentita anche presa in giro dal giovane che aveva accolto e a cui aveva voluto offrire una seconda possibilità.

La donna ha raccontato inoltre di non essersi mai accorta di ciò che il ragazzo faceva: “Si chiudeva nella sua stanzetta e passava ore a giocare alla playstation o sul computer. Parlava in arabo e io non mi mettevo a spiarlo. Avevo fiducia in lui. Ero convinta che prima o poi avrebbe trovato un lavoro e si sarebbe messo a posto“.