La contabilità della morte, nelle carceri italiane, continua inesorabile. Sono morti silenziose, autoinferte, suicidi che non arrivano più, nemmeno, alle pagine dei giornali locali. Sono raccontate dai compagni di cella, di sezione, magari in una lettera alla moglie di un altro detenuto. Come la storia di un ragazzo detenuto nel carcere di Padova, che ora gira su facebook, morto per un’overdose di gas che inalava per stordirsi e dimenticare il letamaio in cui viveva.

Le carceri italiane, oltre a essere sovraffollate, sono fatiscenti e in condizioni igieniche più che precarie. Due avvocati del foro di Milano, Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno chiesto la scarcerazione di 4 loro assistiti tunisini, nel marzo del 2012, per le condizioni incivili in cui erano reclusi a San Vittore. I 4, portati in un Centro di identificazione ed espulsione perché senza permesso di soggiorno, hanno partecipato a una rivolta all’interno del centro nel gennaio dello scorso anno, durante la quale è stato appiccato un incendio che ha reso inagibili 7 stanze e i servizi igienici annessi. Per questo i 4 tunisini sono stati sbattuti dietro le sbarre.

Nell’istanza di scarcerazione, i 2 legali meneghini descrivono “condizioni detentive” “non umane” e “illegali”, “in contrasto con numerose norme, nazionali e internazionali”, sottolineando che “la situazione di illegalità delle condizioni detentiva coinvolge la quasi totalità dei detenuti nelle carceri italiane”. Ricordano, inoltre, che l’Italia è già stata condannata “per violazione del divieto di trattamenti inumani da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo”: finché persisteranno condizioni inumane di carcerazione, avremo “persone detenute in nome della legge, ma illegalmente”.

I 4 tunisini sono detenuti nel Sesto raggio, 6 in una cella di 12 metri quadrati, “chiusi per 20 ore al giorno”, costretti a “stare sdraiati nel letto” perché tutti “in piedi contemporaneamente non ci starebbero. La pulizia della cella è affidata a loro stessi, ma non gli viene fornito il materiale necessario per farlo. Le celle sono infestate di scarafaggi, sono prive di acqua calda. Il ricambio d’aria è impossibile perché l’unica finestra è ostruita dai letti a tre piani”. Il degrado, in questa storia, raggiunge il suo apice quando uno dei detenuti, Shomsedin Riei, ha richiesto delle cure mai ricevute.

Il 9 maggio scorso il Giudice del riesame del Tribunale di Milano ha bocciato l’istanza di Losco e Straini, dichiarando che “le modalità esecutive con le quali viene eseguita la misura cautelare non possono giustificare la revoca della misura stessa, essendo un’ipotesi che esula dal sistema normativo” e demandando alla amministrazione penitenziaria la soluzione dei problemi connessi a “condizioni di carcerazione che attentano alla dignità della persona”.