Come al solito sulle cifre c’è molta incertezza e si assiste al solito tira e molla fra autorità e dimostranti, ma indubbiamente il colpo d’occhio c’è: ieri la Spagna ha osservato con entusiasmo o preoccupazione – a seconda del punto di vista – le manifestazioni in piazza degli indipendentisti che chiedono la secessione dalla Catalogna dal Paese.

Barcellona, Tarragona, Salt, Berga e Lleida: queste le città nelle quali nel giorno della Diada, la festa per l’indipendenza da Madrid, sono stati organizzati cinque cortei simultanei per far sentire la propria voce al governo (che indubbiamente vista la crisi istituzionale che continua da mesi e mesi avrà altro a cui pensare).

Sicuramente si parla di centinaia di migliaia di persone che hanno partecipato ai cortei, con punte ipotetiche fino a 500mila: i dimostranti hanno portato con sé e sventolato con orgoglio le bandiere nazionali, alcuni dei quali anche con indosso abiti tradizionali catalani.

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Natalia Estevez, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale Catalana, ha spiegato il perché della scelta “decentrata” delle manifestazioni: “Ogni anno proviamo a fare qualcosa di nuovo… quest’anno abbiamo voluto mostrare che la Catalogna è un Paese molto vario e abbiamo spostato l’attenzione dalla sola Barcellona. Volevamo mostrare al mondo che siamo differenti ma uniti. Siamo un Paese molto vivo, al passo coi tempi, e siamo in procinto di diventare un nuovo Stato”.

Il fronte degli indipendentisti ultimamente però ha mostrato alcune divisioni, in quanto non è stato approvato unanimemente il piano di secessione. Dopo la vittoria netta al parlamento regionale della Catalogna dell’anno scorso, il leader del movimento pro-indipendenza ha approvato un piano per assicurare la secessione verso la metà del 2017: al momento però pochi progressi sono stati fatti in questa direzione.

A giugno il governo di coalizione ha perso il supporto del partito anticapitalista CUP, che ha rifiutato di approvare il piano per il bilancio del 2016, e quindi la maggioranza è venuta a mancare e il leader del governo ora in carica, Carles Puigdmont, è costretto ad amministrare con un governo di minoranza.

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