Sono già nove i mesi che la Spagna ha affrontato senza avere un governo ufficiale e per il premier ad interim Mariano Rajoy i negoziati per stabilire una coalizione solida sembrano farsi sempre più difficili.

Il leader del Partito popolare ha infatti incassato un appoggio per ora molto cauto da parte dei moderati di Ciudadanos, dopo aver ricevuto il via libera dai suoi compagni di partito per aprire un canale preferenziale con Albert Rivera.

Tuttavia le condizioni poste dai centristi sembrano essere molto strette (si tratta di un pacchetto di riforme politiche in sei punti, con la necessità di un’investigazione parlamentare in merito a un fondo di soldi di cui si sarebbe appropriato il Pp) e in ogni caso una possibile alleanza non porterebbe ad avere numeri sufficienti in Parlamento.

A mancare all’appello sono infatti i socialisti del Psoe di Pedro Sanchez, i quali hanno ribadito di non potere votare in alcun modo un governo Rajoy: “Voteremo contro per convinzione ideologica ed etica. Il Psoe non può astenersi davanti alle disuguaglianze, alla disoccupazione e alla corruzione”, ha affermato il segretario durante un’intervista al quotidiano El Pais.

La Spagna è ormai allo stremo dopo due elezioni nazionali inconcludenti svoltesi a dicembre dell’anno scorso e a giugno del 2016, che hanno portato a due Parlamenti tra i più frammentati delle ultime quattro decadi.

Rajoy in queste ultime sta cercando di insistere con il Psoe sulla necessità di avere un Paese compatto, con lo spauracchio di una terza tornata elettorale che, oltre a rendere la Spagna lo zimbello d’Europa, non produrrebbe alcun risultato utile.