La polizia iberica sta ancora investigando sul caso della morte di Stefano Bertona, l’imprenditore italiano di 48 anni trovato senza vita sul suo yacht, a bordo del quale aveva attraccato nel porto di Rosas, in Spagna.

Insieme a lui anche una donna russa di 28 anni, Leyla Sultangareewa: i due sono stati rinvenuti domenica mattina dalle autorità, che sono state allertate dagli operatori portuali della località sita nella Costa Brava, insospettiti dalla barca che aveva occupato un posto che non le era proprio. Dopo essersi avvicinati gli addetti hanno visto Bertona per terra.

Dai primi riscontri della scientifica la causa del decesso potrebbe essere attribuita a un avvelenamento da monossido di carbonio provocato dai motori in avaria della barca, lunga 12 metri.

Non sono escluse altre eventualità, dato che a bordo sono state rinvenute quantità piuttosto elevate di alcol e droga: il miscuglio di sostanze potrebbe aver accelerato l’effetto dei fumi inalati dalla coppia.

Solo sabato scorso l’imprenditore milanese che si era trasferito a Genova, di professione broker nautico, aveva pubblicato su Facebook un diario di bordo con gli ultimi spostamenti effettuati. La polizia avrebbe già ricostruito quanto successo nelle ore precedenti al decesso: i due non avendo trovato dove parcheggiare la barca avrebbero ormeggiato nella zona nella quale è consentito solo il transito.

Tornati dopo cena i due si sarebbero intrattenuti fino a tarda notte, come hanno notato i vicini, infastiditi dagli schiamazzi e dalla musica ad alto volume. E quindi il decesso, per determinare le cause effettive del quale sarà necessario effettuare ulteriori esami. Sembra però esclusa la pista di una rapina o di una morte violenta, visto che non sono state trovate tracce di ferite o di segni di violenza sui due corpi.