Il menù lo ha stabilito in questi giorni il commissario alla spending review Yoram Gutgeld in un’intervista sulla Repubblica. L’obiettivo è tagliare la spesa pubblica di dieci miliardi di euro e la sanità dovrà apportare il suo contributo. In che modo? Secondo Gutgeld, ci sono “ospedali gestiti bene ed altri meno bene. Noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni“. I meccanismi di rientro “dovranno essere concordati con la conferenza Stato-Regioni“. Si prevede “un processo progressivo” che probabilmente prevederà sanzioni per gli ospedali che non risolveranno i loro squilibri.

Un altro punto su cui si concentrerà l’azione di spending review sarà rappresentata dalle “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta ‘medicina difensiva’, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti“. E poi “c’è la questione degli acquisti. E’ una vecchia storia, ma ora la risolviamo. Le stazioni appaltate da giovedì scorso sono una trentina. Da settembre lavoreremo sul calendario delle gare nazionali e regionali a partire dal gennaio 2016“. Insomma l’idea complessiva dietro alla spending review non è quella di fare i soliti tagli lineari o “macelleria sociale“, ma di “dare servizi di maggiore qualità“.

La prima spinta a questa azione è arrivata negli ultimi giorni con un pacchetto di emendamenti al decreto omnibus enti locali. Ora si sta accelerando per la ratifica del piano concordato dalla Conferenza Stato-Regioni del 2 luglio scorso.
In ballo c’è un pacchetto di misure per 2,3 miliardi nel 2015, altrettanti nel 2016 e nel 2017. Preoccupa soprattutto la parte che dovrebbe portare ad un decreto del ministero della Salute in cui verrà stilata una lista delle situazioni e patologie per i quali eventuali analisi e approfondimenti saranno necessari – mentre se si è fuori della lista si pagherà di tasca propria.