Lo scandalo delle spese pazze in Emilia Romagna prosegue. La procura di Bologna ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per 16 consiglieri del Partito Democratico che facevano parte della passata legislatura della regione.

L’inchiesta riguarda alcune spese indebite contestate ai 16 consiglieri Pd nel periodo che va dal giugno del 2010 al dicembre 2011. La procura di Bologna ha richiesto il processo per tutti gli indagati tranne Paola Marani, Antonio Mumole e Stefano Bonaccini, le cui posizioni sono state archiviate.

Tra i rinviati a giudizio vi è invece Matteo Richetti, attuale deputato in Parlamento e in passato presidente dell’assemblea legislativa della regione Emilia Romagna. Oltre a lui, tra gli indagati, l’unico altro consigliere a svolgere ancora un ruolo politico attivo è Damiano Zoffoli, attuale parlamentare europeo.

Gli altri ex consiglieri indagati sono Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Roberto Garbi, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Luciano Vecchi e Roberto Piva.

L’accusa nei loro confronti è di aver effettuato spese indebite nella regione Emilia Romagna, più nello specifico: “Hanno giustificato come spese inerenti l’attività consiliare iniziative di genere diverso, quali costi sostenuti per la partecipazione ad attività del partito anche al di fuori dell’ambito regionale, ovvero spese esclusivamente personali”.

Matteo Richetti ha replicato alle accuse su Facebook, dove ha scritto: “Apprendo che i pm della procura di Bologna chiedono il mio rinvio a giudizio per la vicenda riguardante i gruppi consiliari della Regione. Per casi assolutamente identici è stata chiesta l’archiviazione. La mia situazione per la quale non esistono spese “anomale” o riguardanti tipologie non consentite, ma anzi, tutte regolarmente autorizzate e rendicontate, viene messa nel calderone generale. Parafrasando maestri autorevoli mi viene da dire che non è giusto “prendere provvedimenti uguali per disuguali.”

L’ex consigliere della regione Emilia Romagna Richetti prosegue dicendo: “Ho spiegato con minuzia di particolari che i 5 mila euro spesi in circa due anni per attività riguardanti il mio mandato (trasporto, iniziative, incontri) sono dovuti alla rinuncia e al risparmio legato alle scelte fatte da presidente dell’assemblea. […] Adesso finalmente si esce dal confronto accusa-difesa e si va davanti ad un giudice, che stabilirà dove sta la verità. E io sono molto, molto tranquillo.”