La posizione del Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, indagato per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze dei consiglieri regionali emiliani, è stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari di Bologna Domenico Panza. La richiesta di archiviazione era stata presentata lo scorso settembre. Come ha sottolineato Valter Giovannini, procuratore aggiunto di Bologna, questa archiviazione conferma la correttezza della Procura che distingue le diverse posizioni degli indagati.

Il giudice ha deciso di archiviare la posizione di Bonaccini perché le spese che vengono contestate al governatore, effettuate tra maggio del 2010 e dicembre del 2011, ammonterebbero in tutto a 4.140 euro. Una cifra che, secondo il Gip, sarebbe più che compatibile con l’attività politica di Bonaccini che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di consigliere regionale.

Per il gip, inoltre, essendo impossibile dimostrare la distrazione di fondi pubblici a fini personali, l’accusa risulta infondata. Le indagini della Procura e della Guardia di Finanza non sono infatti riuscite a reperire alcuna prova dell’utilizzo dei fondi pubblici per la copertura di spese personali, non attinenti alla vita politica di Bonaccini. Ciononostante il giudice ha sottolineato che l’ex consigliere regionale non poteva non essere al corrente di dover presentare un giustificativo delle spese:

L’essere venuto meno a questo obbligo, scrive il gip nella richiesta di archiviazione, se da un lato può assumere rilievo negativo – ex sé – in sede di giudizio contabile, non può tuttavia essere ritenuto elemento sufficiente a fornire la prova di un utilizzo improprio dei finanziamenti per scopi riconducibili solo a interessi personali.

Bonaccini, dunque, non dovrà affrontare un processo penale, ma è chiamato a giustificare le sue spese alla Procura della Corte dei Conti. In tutto gli esponenti coinvolti nell’inchiesta sulle spese pazze della Regione Emilia Romagna, appartenenti a diversi schieramenti politici, sono 41. Secondo la Procura i consiglieri regionali avrebbero speso oltre due milioni di euro per fini personali.

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