L’indagine sulle spese pazze dei consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna si allarga. La Procura della Repubblica di Bologna ha infatti notificato un avviso di conclusione indagini ad altri 5 ex consiglieri dell’Emilia-Romagna. Si tratta di Gioenzo Renzi, Luca Bartolini e Alberto Vecchi di Alleanza nazionale, di Donatella Bortolazzi del partito dei Comunisti italiani e della capogruppo Udc Silvia Noé.

L’avviso di fine indagini è stato notificato anche ad Enrico Aimi di An, oggi in carica nei banchi di Forza Italia. L’accusa per tutti è di peculato. Secondo i pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, Gioenzo Renzi, Luca Bartolini, Alberto Vecchi ed Enrico Aimi avrebbero utilizzato impropriamente per spese private i fondi regionali per un totale di 230 mila euro, nel corso della legislatura 2005-2010.

Le spese pazze sarebbero state effettuate soprattutto verso la fine dei 5 anni di mandato. Gli inquirenti contestano a Silvia Noé l’uso improprio di 100 mila euro di denaro pubblico, mentre la cifra contestata a Donatella Bortolazzi ammonta a 75 mila euro.

Vecchi, Aimi, Bartolini e Noè risultano indagati anche nel primo filone dell’inchiesta sulle spese pazze alla regione Emilia-Romagna. La prima tranche delle indagini vede indagate 40 persone, accusate di aver utilizzato i fondi pubblici per cene costose, pernottamenti in alberghi di lusso e altre spese personali non correlate direttamente all’attività politica dei consiglieri regionali.

Inchiesta sulle spese pazze in Emilia-Romagna: non si escludono nuovi filoni

Durante il blitz della Guardia di Finanza di Bologna alla sede della Regione furono sequestrati centinaia di scontrini. Le notifiche inviate nelle ultime ore si riferiscono alle ricevute degli anni 2009-2010. Ma il materiale in possesso degli inquirenti, stando alle indiscrezioni trapelate, non sarebbe ancora stato vagliato completamente. Non è dunque escluso che a questo secondo filone di indagini ne seguiranno presto di nuovi che potrebbero coinvolgere consiglieri dell’Emilia-Romagna afferenti ad altri partiti, continuando ad alimentare la bufera piovuta sull’amministrazione regionale.