Nuovo contrasto tra l’Italia e l’Unione Europea, questa volta riguardante il tema delle concessioni sulle spiagge.

La Corte Europea di Giustizia ha infatti sentenziato che il processo di proroga automatica e generale che era stato stabilito sino al 2021 (escluso) in merito allo sfruttamento turistico dei beni demaniali è in pieno contrasto con il principio della libera concorrenza.

In ballo ci sono innumerevoli posti di lavoro e investimenti ingenti (sono circa 30mila le imprese attive nel settore), ma il tribunale del Lussembergo è parso irremovibile nella richiesta che le concessioni siano messe all’asta.

La normativa nazionale prevede invece la proroga senza procedura di selezione, per quanto proprio il ricorso da parte di alcuni operatori turistici privati che si sono visti negare la concessione abbia provocato la sentenza della Corte di Giustizia.

Già la Commissione Europea si era espressa in senso negativo rispetto alla consuetudine legislativa nostrana: questa non recepisce la direttiva, conosciuta come Bolkestein, la quale prevede l’assegnazione via asta pubblica in quanto le concessioni sono intese come servizi su terreno pubblico e quindi soggette alla libera concorrenza.

Nel testo della direttiva si legge che “il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un’adeguata pubblicità)”, escludendo categoricamente la proroga automatica, anche nel caso si volessero ammortizzare gli investimenti effettuati dalle imprese.

La risposta del governo dovrebbe essere inclusa nel nuovo dl degli Enti locali, nonostante si tratti di una soluzione provvisoria: la proroga potrebbe essere stabilita infatti sino al 2017, per poi attuare una riforma generale dell’assegnazione delle concessioni.