La cosiddetta “spiaggia fascista” di Chioggia, ovvero lo stabilimento balneare Playa Punta Canna, è finita nell’occhio del ciclone.

Contribuiscono alla polemica i tanti cartelli che il proprietario, il 65enne Gianni Scarpa, ha affisso all’ingresso: “Regole: ordine, pulizia, disciplina”, “L’onestà deve cominciare dall’alto se si vuole che sia rispettata dal basso”, “riservato ai clienti, altrimenti manganello sui denti”.

Affermazioni che potrebbero apparire ironiche e goliardiche, se non fossero corredati da ritratti di Mussolini e citazioni del leader fascista: insomma, una spiaggia all’insegna della nostalgia per il Ventennio.

La rabbia e l’indignazione hanno prima raggiunto cittadini e amministratori locali, e sono poi arrivate sul web: d’altro canto il titolare dello stabilimento ha definito la sua proprietà “zona antidemocratica e a regime”. Sul posto è arrivata anche la Digos di Venezia, per una serie di accertamenti, e per la giornata di domani è prevista anche la visita della Polizia.

Il vicesindaco Marco Veronese ha cercato di placare gli animi promettendo indagini accurate: “Se ci saranno infrazioni alla normativa per quanto ci riguarda, profili penalmente rilevanti o irregolarità nella struttura il Comune interverrà immediatamente. La notizia di reato è già all’attenzione dell’autorità giudiziaria e quindi l’iter farà il suo corso”.

Tra i critici più accesi dello stabilmente c’è la sede locale dell’Anpi, che in un comunicato ufficiale ha “stigmatizzato il comportamento provocatorio e pericoloso del gestore”, chiedendo l’immediata revoca della concessione con tanto di sanzioni: “Chioggia antifascista non c’entra niente con questo ciarpame: il tizio è miranese, i clienti sono turisti che vengono da altre parti del Veneto. Al personaggio ricordiamo che Punta Canna non è ‘casa sua’, come ama asserire: in quanto concessione demaniale sul suolo italiano, egli è tenuto a rispettare le leggi dello Stato, congruenti con la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista”.