Un bando per la fornitura di panno carta emanato dal Ministero della Difesa sta scatenando polemiche nelle ultime ore, sollevando interrogativi sugli sprechi di denaro pubblico e facendo nascere un caso già ribattezzato “Rotoloni d’oro”. L’appalto per la fornitura di rotoloni di carta, destinati al Polo delle Armi Leggere di Terni, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio scorso e si è concluso con la vittoria dell’unica ditta ammessa alla partecipazione.

Il Ministero della Difesa acquisterà 2 mila rotoli di panno carta a 17 euro l’uno, per una spesa complessiva di 34.300 euro. La ditta vincitrice dell’appalto ha fatto uno sconto di circa 6 mila euro al Ministero che ha così potuto risparmiare rispetto ai 40.983 euro stanziati inizialmente per la fornitura. Il quotidiano Il Messaggero fa notare che un panno carta professionale ha un costo di 10 euro al pezzo, sollevando dubbi su un bando che, per quanto regolare, ha visto la partecipazione di una sola ditta.

A rinfocolare i dubbi è la stessa Consip, la centrale d’acquisto del Tesoro voluta da Carlo Azeglio Ciampi alla fine degli anni Novanta. L’allora Ministro dell’Economia aveva fondato l’organo proprio per tagliare le spese pazze degli enti pubblici ed eliminare gli sprechi, esercitando un maggiore controllo sull’erogazione degli appalti.

Purtroppo, come sottolinea Domenico Casalino, a capo della Consip, in Italia ci sono 100 mila impiegati che effettuano gli acquisti per conto della pubblica ammnistrazione, senza avere una preparazione professionale adeguata. Nel 2014 le spese della PA hanno sfiorato la soglia dei 140 miliardi di euro. Uno shopping costoso per le casse pubbliche che potrebbe essere sicuramente ridimensionato con acquisti più oculati.

Non a caso le pubbliche amministrazioni che scelgono di effettuare acquisti ricorrendo ai prezzi concordati dalla Consip risparmiano il 20% sulla spesa complessiva. Grazie al monitoraggio della centrale d’acquisto del Tesoro, nel 2014 il risparmio è stato di 8 miliardi, pari allo 0,5% del Pil. Secondo le stime della Consip, se i centri di spesa italiani si riducessero dagli attuali 32 mila a poche decine, ci sarebbe sicuramente un maggiore controllo sull’utilizzo del denaro pubblico, con un risparmio superiore ai 25-30 miliardi di euro che si tradurrebbe in meno tasse per i cittadini.

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