E’ ormai noto a tutti che il mondo del web (ormai una realtà parallela modello The Sims, dove tutto e tutti sembrano un po’ più belli di come sono) ha messo in luce alcuni non troppo rari elementi del genere umano che fino a non troppo tempo fa tendevamo, per ragioni legate al puro buon senso, a ignorare completamente: gli anaffettivi, i sociopatici, i timidi irreversibili. Persone che spesso sceglievano l’auto-isolamento pur di evitare il confronto, lo scontro e il dialogo con altri esseri umani, specie se di sesso opposto al proprio.

Fino a poco tempo fa si tendeva a far finta di nulla e optavi per “politiche cortesi” nei confronti di quest’umanità ostile e silenziosa. A questo punto, dalla mente perversa di un giovane americano annoiato, venne creato il giardino di coltura ideale per la riproduzione di strane bestiacce come ad esempio lui: ”il saccente del web“. Molesto quanto lo stalker, il maniaco pervertito ed il taggatore folle (e il taggatore compulsivo sa essere ben irritante).

“Il Saccente”, attende con ansia nervosa ovvi errori del t9 per dimostrare davanti all’universo quanto 3 anni di medie e 5 di liceo (vissuti tutti a zero debiti) abbiano ottenuto il risultato sperato: è in grado di riconoscere a colpo d’occhio un anacoluto da un’anamnesi e il giusto verso degli accenti senza nemmeno aver bisogno di fermarsi un secondo a pensare ai misteri della grammatica italiana. Lui è un’applicazione vivente, ma ingiustamente non riconosciuta, della Treccani e, come balsamo per il suo scarso ego, porta avanti interminabili, solitari, tedianti post di “critica-social” sotto : “fotocazzare” da bimbominkia, clip da 15 secondi nate per Instagram, tua madre e il fidanzato e citazioni di Oscar Wilde, Jim Morrison e Kahil Gibran.

Bestia malefica nato dallo Zuccone (Zuckerberg) il “Saccente” probabilmente sfoga una potente mancanza di rapporti sessuali su di noi, gentaglia comune che usa Facebook esattamente per quello che è: una piattaforma ricreativa a base di vecchi giochi da bar anni ’80, fattorie multimediali grosse quanto piantagioni di cotone, foto di tettone ed ex-compagni di scuola stronzi con cui non vuoi più avere nulla a che fare, ma che ti diverti a vedere ingrassare come ippopotami anno dopo anno.

Erano quelli che a scuola ti prendevano per il culo, che ergevano muraglie di libri in tua direzione per impedirti di copiare anche solo una parola del suo tema su Macchiavelli, e che poi si sono sposati con la biondina con la faccia da porca della classe e col tempo si è rivelata “una iena maledetta”, clone di sua madre, fedifraga nata e futura rappresentante di classe col pallino per Prada, Moschino e i personal trainer sorridenti.

Noi non vorremmo più avere niente a che fare con questo squallido passato che ogni tanto ci si ripresenta in “forma di notifica”, ma l’attrazione che si ha nei confronti dell’orrido è tema di studi psicologici internazionali.  Diverso però è il discorso che si fa  col “Saccente del Web”, che davvero noi vorremmo poter abbattere come un tordo senza farci troppi scrupoli. Ma l’erba grama si ben sa, cresce ovunque. E per questa in particolare, non esiste diserbante che tenga: se ne blocchi uno, ne rinascono 10, come i capelli bianchi.

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