Per definizione lo stalker è un individuo affetto da un disturbo della personalità che lo spinge a perseguitare ossessivamente un’altra persona con minacce, pedinamenti, molestie e attenzioni indesiderate, tanto da arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.

Può trattarsi di un familiare, un vicino di casa, un collega di lavoro o un perfetto estraneo, anche se le statistiche dimostrano come frequentemente si tratti di una persona conosciuta. Tra queste, gli ex partner sono i più comuni stalker (70% uomini, 30% sono donne).

Da un punto di vista etimologico, il termine “stalk” è variamente traducibile in “caccia in appostamento“, “pedinamento furtivo”, “avvicinarsi di soppiatto”. Lo “stalker” è quindi il “cacciatore all’agguato“, “colui che avanza furtivamente”. Con il termine inglese “stalking” si intende infatti un insieme di comportamenti molesti e continui, costituiti da appostamenti nei pressi del domicilio o degli ambienti comunemente frequentati dalla vittima e caratterizzati da intrusioni nella sua vita privata, alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, telefonate, lettere, biglietti, posta elettronica, SMS e oggetti non richiesti. Questo tipo di condotta è penalmente perseguibile in Italia: dal Febbraio 2009 è stato infatti introdotto nel codice penale l’articolo che prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi minaccia o molesta in modo reiterato qualcuno, causandogli ansia o paura per la propria incolumità e costringendolo a modificare le proprie abitudini di vita (D.L. 23 febbraio 2009, articolo 612-bis, dal titolo “atti persecutori” comma 1).

Lo stalker può aver avuto una relazione intima con la vittima e sentendosi respinto o non accettando il rifiuto, desidera ristabilire un rapporto di potere a suo vantaggio. Può essere tuttavia spinto anche dal solo desiderio di avere una relazione con lei ed è questo il caso di persone che soffrono di fantasie ossessive. Le sindromi cliniche che alterano la capacità di distinguere il reale dalla fantasia sono infatti comuni tra gli stalkers. I sintomi includono allucinazioni, convinzioni errate e pensiero disorganizzato, ma anche disturbi dell’umore come depressione o sindromi maniacali.

Qualsiasi sia la fera d’azione dello stalker, la prima cosa che la vittima deve fare è ignorarlo. L’unica forma di controllo che ha la vittima sullo stalker è infatti proprio quella di ignorarlo consapevolmente. Lo stalker tende a voler intimidire la vittima; stabilere un contatto con essa; mostrarsi forte ai suoi occhi; ecc. L’indifferenza disincentiva quindi il comportamento dello stalker. Rivolgersi a psicologi ed avvocati esperti in materia è quindi il secondo passo fondamentale: prima si riconosce un disagio, prima è possibile risolverlo.

Negli ultimi anni si è molto parlato di stalking e i vocaboli ad esso legato sono quindi divenuti di uso comune. Frequenti sono frasi quali: “Non vorrei sembrarti uno stalker, ma…”; “Ti comporti proprio come uno stalker!”; “Mi sento un po’ come uno stalker”; ecc.