L’agenzia finanziaria americana Standard & Poor’s ha deciso di abbassare il rating dell’Italia, facendolo passare da BBB a BBB-. Si tratta dunque dell’ultimo gradino prima del cosiddetto junk, il livello “spazzatura”.

Non è un segnale incoraggiante per l’Italia, soprattutto perché la decisione arriva nel momento in cui il governo di Matteo Renzi è impegnato nell’attuazione delle riforme. Unica nota positiva, se così si può definire, è che Standard & Poor’s ha invece definito stabile l’outlook sulle prospettive economiche del nostro Paese.

L’agenzia di rating americana avrebbe spiegato che la decisione sarebbe stata presa a causa delle preoccupazioni che solleva la situazione attuale dell’Italia: crescita molto bassa e debito pubblico ancora enorme. Sfiducia anche sul Jobs Act, da poco approvato definitivamente in parlamento, considerato una misura che non porterà benefici nel breve termine.

La reazione di Palazzo Chigi non si è fatta attendere. La decisione di Standard & Poor’s non viene considerata come una bocciatura del Jobs Act quanto piuttosto un modo per dire “Le riforme vanno bene ma bisogna andare più veloci. Ci sono elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l’economia“.

Al di là di quanto commentato in via ufficiale – dal Tesoro nessuna dichiarazione sul taglio del rating effettuato da Standard & Poor’s – un po’ di amarezza per la sfiducia potrebbe essere tutt’altro che improbabile, visti gli sforzi che si stanno tentando di fare a livello politico ed economico.