Si chiamava Qandeel Baloch e aveva soltanto 26 anni: è stata uccisa dal fratello poiché avrebbe “disonorato famiglia e comunità”. Qandeel era una vera e propria star del web in Pakistan, una modella giovane e molto apprezzata, bellissima e seguita da oltre 757 mila persone iscritte alla sua pagina Facebook. “E’ troppo tardi per tornare indietro, io sono fuori dal loro controllo” avrebbe detto poco tempo fa la Qandeel, strangolata dal fratello che non accettava la sua voglia di apparire, il suo lavoro, la sua bellezza. Era un disonore. 

Suo fratello le avrebbe chiesto di non esporsi più sui social network – dove era amatissima – altrimenti avrebbe continuato a disonorare tutta la comunità. Ma Qandeel, che il suo lavoro lo amava, non ha mai ascoltato i suoi consigli e ha sempre continuato nella sua attività. Un vulcano, una donna coraggiosa che venerdì notte è stata strangolata dal fratello, a seguito di un’accesa discussione. Il suo corpo, però, è stato ritrovato soltanto ieri: la polizia ha parlato subito di un “delitto d’onore”. Questo, dunque, sarebbe il movente di questo terribile omicidio.

In Pakistan, purtroppo, di delitti d’onore se ne registrano parecchi: 500 all’anno e le vittime sono soprattutto le donne “condannate” per le loro scelte di vita, per il loro coraggio, per la loro voglia di libertà, negata in questi Paesi. Qandeel era molto temuta perché scandalizzava l’opinione pubblica del suo paese e perché era amatissima dai suo follower: “Soprattutto le ragazze mi dicono che le ispiro, che vorrebbero essere come me. Mi scrivono per dirmelo” diceva la giovane modella. Un pericolo, dunque, per il Pakistan, troppo chiuso per poter accettare un comportamento all’occidentale, di una ragazza che amava semplicemente mostrarsi.

Qandeel era certamente consapevole del rischio che correva, che le istituzioni locali non erano di certo dalla sua parte e che nella sua famiglia si respirava una brutta aria. I suoi comportamenti non erano in linea con i “costumi” locali, con le tradizioni, con la morale pakistana. La modella, poco tempo fa, aveva chiesto protezione alla polizia, qualcuno infatti la minacciava: “La polizia faccia qualcosa, mi minacciano” aveva detto. Aveva lasciato persino Karachi per rifugiarsi nel Punjab dove si sentiva più sicura, dove non avrebbe rischiato la vita. E, invece, a privarla della sua giovinezza, della sua bellezza e soprattutto della sua libertà è stato un membro della sua famiglia: il fratello. Un uomo che non accettava il suo modo di essere, che riteneva il suo comportamento un disonore per tutta la comunità. E, così, l’ha uccisa.

Adesso, il fratello, un ragazzo di 30 anni, è latitante ed attivamente ricercato dalla polizia.