Sembra che la trattativa tra l’Italia e la famosa catena di caffetteria “Starbucks” sia giunta finalmente ad una conclusione. A pensare che trent’anni fa il fondatore della catena Howard Schultz, proprio dopo un viaggio nel bel Paese, aveva deciso di esportare la bevanda più amata e diffusa tra gli italiani in America, adattandola ai gusti del posto con l’aggiunta di miscele a base di latte.

Insomma, un ritorno alle origini per Shultz che da anni sta cercando di capire come vendere il suo prodotto in Italia, mettendo in conto che la sua miscela è servita in un bicchiere di carta ed è venduta ad un prezzo quasi tre volte superiore a quello di una tazzina standard di caffè italiano. Per raggiungere il suo obiettivo l’imprenditore americano si è affidato a supporto di Antonio Percassi, 62 anni, esperto nell’espansione dei centri commerciali e di marchi quali Benetton e Zara. La trattativa tra Shultz e Percassi, il quale riveste il ruolo di franchising partner per l’Italia, è ormai in fase avanzata tanto che gli americani stanno conducendo i colloqui con grande riservatezza. Secondo le indiscrezioni il primo caffè americano potrebbe essere messo in vendita a Milano già a partire dal 2016. La fase più difficile sarà, di sicuro, attirare l’attenzione degli italiani, così radicati alla loro abitudine di sorseggiare caffè ristretto al bar. Per questo motivo il team di manager che da un anno lavora al progetto ha pensato di puntare tutto sull’offerta digitale: l’idea è di sfruttare varie location al centro della città lombarda, lì dove si incontrano manager ed imprenditori, in modo da mettere a loro disposizione luoghi riservati, con una buona connessione wi-fi, in cui parlare d’affari davanti ad una tazza di caffè americano.