Sta facendo molto discutere la decisione presa dal Senato Accademico dell’Università Statale di Milano, che ha deciso di instaurare il numero chiuso anche per i corsi di laurea delle facoltà umanistiche.

La mozione è stata approvata dopo essere stata presentata dallo stesso rettore Gianluca Vago: la votazione è stata molto controversa, e ha spaccato quasi in due i membri del Senato. L’anno accademico 2017 – 2018 vedrà dunque l’introduzione del numero programmato per i corsi di laurea che ancora ne erano privi, ovvero Storia, Lettere, Filosofia, Geografia e Beni Culturali.

Contrari gli studenti che settimana scorsa, durante la prima votazione, avevano fatto irruzione in aula per protestare e constare il rettore. In Festa del Perdono sono poi tornati a farsi sentire con un flash mob, provando anche a salire al piano in cui si stava svolgendo il senato accademico.

Rispetto agli iscritti dell’anno scorso si prevede che verranno meno circa 600 posti. Vago spiega che “la questione delle risorse riguarda tutta l’università. E il test di autovalutazione non è sufficiente, serve il numero programmato. Anche per aumentare la qualità. Nei corsi dell’area umanistica troppi abbandoni e fuori corso”.

Tra i molti professori contrari anche Piero Graglia, di Scienze Politiche, che durante la manifestazione di protesta ha definito i nuovi provvedimenti presi dal Senato “frutti malati della riforma Gelmini e della numerologia.”

E infatti al Senato è arrivata anche la mozione dei docenti che lamentano la mancanza di tempo, oltre che il “sotto-finanziamento cronico” che ha reso l’Italia l’ultimo Paese nell’Unione Europea per il rapporto fra laureati e popolazione.