Gli statali potranno scegliere il part-time al posto del prepensionamento. L’ipotesi è al vaglio del Governo che domani porterà in Senato la riforma sulla Pubblica Amministrazione. Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano Il Messaggero, l’emendamento proposto da Hans Berger, senatore del gruppo delle autonomie, prevede una staffetta generazionale all’interno degli enti pubblici.

Il provvedimento mira a facilitare l’ingresso dei neolaureati e dei neodiplomati all’interno delle amministrazioni pubbliche. I dipendenti anziani prossimi alla pensione potranno scegliere il part-time come alternativa all’uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Secondo Il Messaggero, però, l’emendamento potrebbe sfavorire gli statali vicini al pensionamento. Chi sceglierà il part-time, infatti, dovrà versare autonomamente i contributi mancanti per ricevere la pensione piena. Tradotto: un dipendente pubblico che percepisce 2 mila euro al mese non solo vedrebbe ridursi lo stipendio in base al numero di ore lavorative in meno ma dovrà anche versare all’incirca 300-350 euro di contributi mensili destinati al fondo pensione.

L’ipotesi messa a punto da Berger prevede che la scelta del part-time avvenga su base volontaria e non sia revocabile. Marianna Madia, Ministro della Pubblica Amministrazione, aveva già avanzato una proposta di ricambio generazionale nei mesi scorsi.

Il Ministro aveva proposto di mandare in pensione anticipata gli statali più anziani, anticipando di due anni la data del pensionamento. Per ogni prepensionato sarebbe stato assunto un giovane. Questa proposta era però stata scartata dall’INPS. Mandare in pensione gli statali due anni prima per favorire l’assunzione dei giovani nelle PA avrebbe infatti avuto un costo troppo alto per le casse già piuttosto malandate dell’istituto previdenziale.

Il compromesso elaborato da Hans Berger potrebbe invece incontrare il favore dell’INPS. Resta da vedere se i diretti interessati, gli statali, gradiranno il dimezzamento dello stipendio e il versamento di contributi volontari per ricevere la pensione piena.

Nei prossimi emendamenti potrebbe trovare posto anche l’opzione Donna, la possibilità andare in pensione anticipata a 60 anni per le lavoratrici, grazie alla somma dei contributi versati durante la maternità e nei periodi di accudimento di figli e di altri familiari.